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Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   l'allusione a' pueros ? — perchè viveva ancora nel 1394 ('). Le lettere del fratello e del nipote (2), e la dedica del Boccaccio mostrano che ella godeva l'amicizia della regina.
   Quando Damone ha finito di sgranare la lunga corona delle colpe di Lupisca, Pizia - il Boccaccio -domanda (3): E che fece Giovanna? e Luigi che disse?
   Quid tunc Melalces? tacuit? quid dixit Amaetus?
   Damone risponde corrucciato :
   Assensere. Dei sic ira et crimen inultum permisit miseri laqueo pereuntis Alexis.
   Che quel brusco e breve assensere contenga biasimo della eccessiva tolleranza o condiscendenza di Giovanna e di Luigi, non nego; ma dubito che, nelle parole seguenti, sieno essi indirettamente accusati della morte di Andrea (4). L'accusa vi sarebbe, se la loro tolleranza o condiscendenza fosse presentata dal poeta come retribuzione, compenso alla complicità degli altri due nell'assassinio ; ma, invece,
   (!) Ammirato, Famiglie notili napoletane, I (Altavilla). Ad Aristeo (Boccaccio) ancora molto giovine, dico ironicamente Calliope nell'agi. XII: « Quaerere oredo putes Phillim seu forte Lupiseam. »
   (2) Nel voi. cit. delle Delizie. Rilevo un'imperiosa frase del Gran Siniscalco a monna Lapa (da Tropea, 11 settembre 1357): i La Contessa di Monte Odorisi voglio trovar con voi onninamente, e Tegliaio la conduca a li Rainaldi. »
   (3) L'ediz. del 1504 e l'Hortis attribuiscono la domanda a Damone.
   (4) L'odizione del 1504 e l'Hortis stampano:
   Assensere Dei, tic ira, et crimen inultum, lasciando così l'interrogazione senza risposta diretta. L'Hortis traduce, infatti: < Assentano gli Dei sdegnati per lo inulto delitto dell'infelice Alessi eoe. ».