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Per la biografia di Giovanni Boccaccio

Francesco Torraca
Società Editrice Dante Alighieri, 1912, pagine 432

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   - 174 —
   Vero è che, come vi scrissi, io scrissi alla Contessa (di Catanzaro?) che facesse parlare honestamente di quello di Meleto con volontà della Contessa (Andreina ?) e del Gran Siniscalco: hammi risposto che lo farà, e che di presente mi risponderà....
   La Contessa di Monte Dorisi mi pare che voglia che i denari suoi non dormino, come hanno fatto: essa è tornata al tempo antico, ma pur dice l'tifficio, et digiuna etc. Volentieri vorrei havesse marito (').
   Quando il Boccaccio le dedicò il libro, ella era già maritata al conte di Altavilla (2). Non sono riuscito a trovare la data delle seconde nozze: le ritengo, però, avvenute prima del 1361, prima della rottura di lui con Niccolò; rottura, che, se Lupisca è Andreina, potè indurlo a involgere nella stessa condanna fratello e sorella. Probabilmente ella non gli si mostrò grata della dedica, non gli diè bel saggio de' suoi mites mores, non impedì che fosse lasciato solo, con le casse de' suoi libri, lì, su la spiaggia del mare, a Tripergoli (3). Il secondo marito doveva esser molto giovine verso il 1360 — onde, nell'egloga,
   (!) Lettera di Francesco Buondelmonti a monna Lapa Acciainoli, sua madre, sorella del Gran Siniscalco e di Andrea; Delizie degli eruditi toscani, XIV, 238. In questa e in altre lettere, si parla spesso della contessa di Catanzaro.
   (2) « Huius libelli tituli inunus adiecisse velim, existimans non minus apud posteros tuo nomini addidisse decoris paucis his literulis, quam fecerit olim Montis Oderisii et nunc Altavillae comilatus, quibus te fortuna focit illustroni. » Corazzisi, 232.
   (3) « Venne dipoi il di che questo tuo cosi memorabile uomo ed amico delle muse richiamò a Napoli le femmine sue, le quali a Tripergoli molti di festevoli erano sute.... Tutte le masserizie furono portate via, infìno ad uno sedile di legno ed uno orciuo'o di terra cotta. Io solo, colla soma de' libri miei, fui nel lito lasciata insieme col mio fante, senza le cose necessario al vivere e senza niuno consiglio. » Id 142 13.