compimento della Bucolica, dichiarando che, nell'egloga V, Pithyas rappresenta il (Iran Siniscalco, il quale non abbandonò mai Luigi di Taranto profuga e solo: « et Pithyam nuncupo ab integerrima eius amicitia erga eumdem regem. et sumo nominis huius significatum a nomine Pithyae amici Dani onis ».
Chi è la truce Lupisca, compagna di Mida nelle turpitudini e nelle scelleraggini ? L'Hortis pensò a Caterina di Courtenav, protettrice e — lo disse anche il Boccaccio — amante dell'Acciaiuoli; ma l'egloga è posteriore al 1346, all'anno, in cui Caterina morì, e l'autore stesso distingue Caterina, nympha decus nemorum, da Lupisca. Inclinerei a creder quest'ultima una personificazione, come la lupa dell' e-gloga HI, con la quale ha parentela, sia per il nome che porta, sia per le male azioni, che commette.
Haec siliquas porcis, et gramina subtrahit agnis, emungit miseras turpi squalore iuvencas, ac matrum parvos subducit ab ubere natos, terque die pecudes premit, et ter veliere nudat. Si possit, tristiaue levem consistere lunam Carmine compellit coelo, et sic fascinai haedos. Nec Hacat haec sonino, virides ambire per agros nocte etiam videas, et magnos vertice Cauri enumerare greges. Quid multa? haec omnia radit, ac ut nulla sinat silvis intacta vel agris, arte nova pueros annosa per antra canentes, in Venerem rapit illa suam, nudatque sequentes.
Non pare, questa, l'imagine della cupidigia ? ('). Potrebbe esser, però, il ritratto di una persona vera, viva, di una « vecchia meretrice ed avara », degna compagna di quel ladro, adultero, scellerato di Mida.
(') C'Ir. boccaccio, Commento sopra la Commedia, lez. vi.