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condia e ferace imaginazione si trovasse il Donizetti nel caso di abbisognarne. Cosi come non ebbe bisogno di meritarlo, ed anzi fu molto applaudito nella sinfonia, nella cavatina di Guido (eseguita bene dal basso Marini), nella cavatina-di Gemma (meno le reminiscenze), nel pieno dei primo atto finale, nell'aria del conte (che più gradita potreb-besi rendere dal Cartagenova), una parte del ben condotto quartetto, un gran duetto fra Gemma e Tamas (Ronzi e Reina) ed una tenerissima preghiera che la Ronzi dice bene assaii Quindi è che dopo gli atti venne chiamato il maestro, e furono anche chiamati gli attori, s'opra i quali si è certamente distinta la Ronzi per gli evviva a lei tributati.
Dopo il lungo brano riportato, spero che il curioso lettore si dichiarerà soddisfatto, e gli fo grazia degli elogi tributati alla Ronzi-Begnis ed agli altri artisti. Da parte mia soggiungerò c^he il successo della sera di S. Stelano si accentuò sempre più nelle 26 rappresentazioni che si succedettero.
Il Vecchio dilettante di musica, il Rovani, ed altri attribuiscono al Donizetti una Gabriella di Vergy che dovrebbe essere stata fatta rappresentare a Napoli nel 1844.
Io ho solo trovato cenno ili una azione coreografica col titolo « Gemma di Vergy », ballo tragico composto dal Gioia sulla tragedia omonima del De Belloi, e rappresentato per