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Biografia di un bandito
Giuseppe Musolino di fronte alla psichiatria ed alla sociologia
E. Morselli - S. De Sanctis
Fratelli Treves Editori Milano, 1902, pagine 424

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a cura di Federico Adamoli

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   312 GIUSEPPE MUSOLINO.
   nerale che gli fa amare così ardentemente la vita, è per lui non di rado fonte di stati di malumore, malessere, stanchezza ed impotenza. Neppur questi però sono così intensi e duraturi, come lo sono, ad esempio, nei nevrastenici e in certi degenerati - epilettici. Musolino sente squisitamente sè stesso, cioè i cambiamenti della propria personalità: è im sensitivo della cenestesi, ma non ne è un ammalato. La sua ipercenestesia discreta si rivela, nel carattere di lui, con la mobilità di umore e colle vivaci espressioni mimiche e verbali degli stati soggettivi di dolore e di piacere.
   6. — Valutazione dei caratteri grafologici.
   Ed eccoci alle note grafologiche, sulle quali taluno fa sì grande assegnamento come rivelazione della personalità.
   Secondo noi la scrittura di Musolino è infantile, nel senso che parecchi caratteri di essa si trovano ugualmente nella scrittura degli esordienti, come ha dimostrato l'onto-genìa del linguaggio grafico (1). Il Lombroso, che ha studiata la scrittura sotto l'aspetto patologico, asserisce che la megagrafia sia carattere degli epilettici, massime nei periodi vicini all'attacco: ma, per contro, in una lunga serie di indagini sulla scrittura ad occhi chiusi, uno di noi (Morselli) ha rilevata nei fanciulli e negli esordienti la tendenza ad ingrandire sempre le lettere e ad allungare gli spazii ogniqualvolta debbano affidarsi alle sole sensazioni tatto-muscolari senza il sussidio della vista. Ciò dipende dal non essersi ancora bene fissata quella che il Buccola chiamò «memoria organica della scrittura» (2). Del resto, questa tendenza ad allungare le linee brevi e ad accorciare le lunghe, quando le
   (1) Cfr. Morselli, Man. Sem., già cit., Voi. II. p. 494-551.
   (2) Veggasi : Buccola, in Riv. di Filos. scientifica „, 1882.