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Biografia di un bandito
Giuseppe Musolino di fronte alla psichiatria ed alla sociologia
E. Morselli - S. De Sanctis
Fratelli Treves Editori Milano, 1902, pagine 424

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   La figura del bandito. 2-13
   timenti e alle donne, anche prima che commettesse i reati di cui viene, imputato.
   La carriera criminale eli Giuseppe Musolino non comincia; come dai suoi più accesi biografi suole affermarsi, col tentato omicidio di Vincenzo Zoccoli nell' ottobre 1897 ; al contrario, si inizia in modo caratteristico, oltre due mesi innanzi, coll'aggressione brutale contro Rosalia Caligiuri, e col ferimento (nei giorni successivi) della medesima, di sua madre e di una loro amica. Musolino, adunque, all'inizio della sua carriera criminale, ci apparisce come aggressore e feritore di donne. Nè è vero che soltanto le supposte false testimonianze al processo Zoccoli sveglino nel giovane
   10 spirito di vendetta, poiché egli non perdona alle tre donne, che ferisce nuovamente il 21 agosto, il 2 settembre 1897, poi
   11 9 marzo 1898 (ferimento grave della Caccamo); il che dimostra che, almeno per sette mesi, egli aveva covato in cuore il rancore e la decisione criminosa contro la famiglia della amata Rosalia.
   All'inizio della storia criminale di Musolino troviamo poi lo spirito di associazione: — la prepotenza e la crudeltà da lui manifestate nell'agosto 189S nel carcere eli Reggio, prima del processo che gli valse la condanna a 21 anni di reclusione, ne sono luminosa prova. Lo spirito di associazione invero è ancor meglio dimostrato dall'evasione dal carcero di Gerace e dai di lui assai probabili rapporti ulteriori colla Picciotteria. Non abbiamo prove sicure che egli vi appartenesse, come non sappiamo fino a qual punto, in latitanza, agisse associato con altri delinquenti. È certo però che la Picciotteria difese sempre Musolino, e che alcuni dei suoi reati questi li commise essendo in compagnia di altri. L'epilettico criminale, per contro, agisce sempre da solo, anche perchè l'impulso al delitto gli deriva da motivi interni e non richiede la cooperazione di altri.