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Biografia di un bandito
Giuseppe Musolino di fronte alla psichiatria ed alla sociologia
E. Morselli - S. De Sanctis
Fratelli Treves Editori Milano, 1902, pagine 424

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Le associazioni al mal fare in Calabria. 217
   L'ha definita abbastanza esattamente uno straniero, l'inglese W. A. Paton:
   La mafia č una fase della societą (siciliana): essa non č un'organizzazione compatta d'individui legati fra loro da giuramento, nč una societą segreta di membri, i quali si riconoscano con parole o segni convenzionali: č lo stato tacito della immoralitą sociale acquisita da un indefinito numero di persone, le quali vivono sotto quest'ordine di prineipii e regolano i loro atti secondo quel codice di etica che chiamano omertą „ (1).
   Non č 'esatto perņ che tutti i mafiosi Siciliani ed i picciotti Calabresi non abbiano un mezzo per riconoscersi e comunicare fra di loro : parrebbe anzi assodato il contrario, sia per la gerarchia che si mantengono rispettosamente fra di loro, sia pel gergo di cui si servono, sia per la mutua assistenza che si prestano anche fra sconosciuti e in paesi diversi (Alongi, Cutrera). Tuttavia Pasquale Villari ha detto il vero scrivendo che la mafia non ha statuti scritti (2) : date le sue origini, data la sua ragione d'essere, non ne ha bisogno- Essa proviene (assai bene lo dimostra il Cutrera) dal concetto di giustizia e di governo che da secoli i Siciliani' e i Calabresi si sono formati. Tale concetto č inspirato da sentimenti di disprezzo alla legge, di odio alle autoritą costituite, di sfiducia nella giustizia. Un Siciliano o un Calabrese non č ritenuto «uomo», anzi, per usare il termine che tante volte Musolino ha reclamato per sč, non si ritiene «galantuomo» se non sente il dovere di opporsi passivamente alle indagini della polizia, di ostacolarla, di trarla in inganno. Avremmo noi in questo codice morale dell'omertą la prima, la grande causale dei delitti di rappresaglia, odio e vendetta compiuti da Musolino
   (1) Veggasi: Paton William Agnew, Pictiiresque Sicily. Londcn-New-York, 1898, p. 3R1. (Tradotta in italiano, Palermo, Sandron, 1902).
   (2) Veggasi: Pasquale Villaki, Lettere meridionali, 1878, 2. ediz., Er. Bocca, 1885.