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Biografia di un bandito
Giuseppe Musolino di fronte alla psichiatria ed alla sociologia
E. Morselli - S. De Sanctis
Fratelli Treves Editori Milano, 1902, pagine 424

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Il brigantaggio e il banditismo in Calabria. 215
   E spesso in una banda non sono; i capi quelli che hanno la criminosità più grave e perniciosa: sono invece parecchi dei sottoposti, farabutti della peggiore specie che abbandonano le loro case e famiglie per vivere senza la fatica del lavoro,
   0 che hanno già commesso reati comuni e vogliono scampare alla pena. Sono questi facinorosi di secondo e di terzo ordine, che speculano sul coraggio, sull'avvedutezza .e sulla nomèa dei capi ; spesso, da bruti inconsapevoli ne eseguiscono ferocemente le vendette, e ne esagerano nella loro perversità i comandi, sfogando così i loro impulsi malvagi.
   Non si va, certamente, molto lontani dal vero, scorgendo nell'accompagnarsi di alcuni cattivi soggetti a Giuseppe Musolino un esempio di questa ' vera simbiosi fra delinquenti. Se non che, nel caso.del nostro bandito, quell'associazione non s'era formata nè si manteneva sulla base dell'eguaglianza di mutui servigi. La ripugnanza di Musolino ad avere dei compagni, e le sue recise negazioni opposte a chi lo accusava di essersi associato ad altri per compiere più agevolmente le sue vendette e assicurarsi lo scampo, non solo mettono in luce una caratteristica psicologica del « Beppino » — la vanità di chi vuol « essere solo », quasi fosse un personaggio Ibseniano —• ma per di più ci esemplificano- un fatto abbastanza comune fra i briganti e i masnadieri, quello cioè del parassitismo con cui i meno intelligenti ed arditi (non
   1 meno feroci) si pongono ai fianchi di un malandrino più ingegnoso ed audace, sfruttandone la convivenza.
   Sotto questo aspetto, piena ragione aveva Mugolino di riguardarsi superiore ai suoi tre coimputati e di trattarli bonariamente dall'alto, quasi diremmo con sollecitudine di padre o di fratello maggiore : e quando assolti pel verdetto del giurì dalle gravi loro imputazioni, Jati e Di Lorenzo, nel separarsi da Musolino, gli resero omaggio (come si lesse nei