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Biografia di un bandito
Giuseppe Musolino di fronte alla psichiatria ed alla sociologia
E. Morselli - S. De Sanctis
Fratelli Treves Editori Milano, 1902, pagine 424
Le cause del delitto eli sangue in Calabria. 201
rivelanti il maggiore pervertimento morale e sociale»; cioè il meditato proposito del mal fare. Quale la causa del fenomeno ? — « Credo (così l'oratore) che la si possa ravvisare nel carattere fiero e tenace di queste popolazioni, le quali o per istintiva resistenza alla pubblica autorità, o per poca fiducia nell'azione della medesima, si lasciano sedurre all'esercizio personale della vendetta» (1).
L'uso delle armi da fuoco non insidiose (fucile) e insidiose (rivoltella) è comunissimo in tutta l'Italia del Sud. Sardi, Siciliani, Calabresi, Napoletani, portano con sè l'arma da sparo con attaccamento non dissimile da quello che usano gli Spa-gnuoli delle provincie meridionali: si vede che è un residuo di costumanze eguali. Perciò l'omicidio per « sparo » è caratteristico dei rei in quelle regioni: anzi, il Calabrese, oltre al fucile, porta frequentemente con sè rivoltella e pugnale, ricorre abbastanza spesso (e qui agirà davvero la impetuosità) agli strumenti campestri, ma non ha simpatia, come mezzo di offesa, per le armi scoperte da punta e da taglio, meno ancora pei bastoni e strumenti contusivi: infine, non ricorre che in casi eccezionali allo strangolamento, alla soffocazione ed all'annegamento; ma in proporzione più grande ricorre, come i suoi confinanti ed affini Messinesi, alle sostanze venefiche. Questi raffronti sono agevolmente desumibili dai dati ufficiali (Ferri) : quindi, non ha ragione il Trombetta di scrivere che in Calabria si usa portare il fucile «per pura e semplice difesa, e non già mai, premeditatamente, per offesa, o anche per pura abitudine', o infine, e specialmente, per divertimento» (2); giacché, in tal caso, contro chi difendersi se non l'uno contro l'altro?
(1) Criscuolo Comm. Federico, Relazione della amministraz. della Giustizia durante l'anno 1900, ecc., Catanzaro, Tip. Silipo, 1901, pag. 8.
(2) Loc. cit., pag. 65.