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Biografia di un bandito
Giuseppe Musolino di fronte alla psichiatria ed alla sociologia
E. Morselli - S. De Sanctis
Fratelli Treves Editori Milano, 1902, pagine 424

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   GIUSEPPE MUSOLINO.
   signe scrittore non ha scagliata «calunnia infame ed atroce», nè dev'essere tacciato di «credere ad enormità e a balordaggini». Uno dei suoi critici, e dei più calorosi difensori della Calabria, toccando l'argomento della criminalità specifica (che era il più significativo), non gli ha saputo dedicare più di sei paginette delle 180 onde consta il suo volume antilombro-siano (1) : egli se la cava con insufficientissime e poco documentate affermazioni.
   «In Calabria (scrive il Trombetta) si uccide come si uccide in tutte le parti del mondo, ma nell'impeto delle passioni, non mai per scherzo, ciò che non avviene neppure presso le tribù selvaggie dell'Africa. » Lasciamo lo « scherzo » che il Lombroso evidentemente non lo accenna se non in via metaforica (quantunque, ripetiamo, gli omicidi del genere di Musolino non si trattengano dal ridere anche sui loro assas-sinii !). Ma che d o v u n q u e, nel mondo civile, gli uomini si ammazzino con la dolorosa frequenza che ci mostrano la Calabria, la Sardegna, la Sicilia e in genere il Sud d'Italia, viene contraddetto da tutta la statistica comparata. Apra il Trombetta il bell'atlante del Ferri, e se . anche non vuole scendere alla indagine delle cifre, dia una semplice occhiata alle espressive cartine dell' esimio penalista, dove la sua regione è quasi sempre rappresentata in nero o per lo meno con una delle tinte più scure (ne abbiamo qui riprodotte alcune).
   Ma l'egregio medico Calabrese respinge il « solito » ( ?) argomento numerico della statistica, «perchè il molto uso genera l'abuso, e della statistica si sta usando ed abusando, a proposito ed a sproposito» (2); il che, soprattutto nell'ultima frase, P è verità, massime per chi creda buon metodo scientifico giu-
   (1) Trombetta, loc. cit., pag. 64-70.
   (2) Un eminente senatore, il comm. Pascale, procuratore generale della Cassazione in Roma, una delle menti più illuminate che conti la italiana magistratura, ha scritto anni fa un ottimo volume sul