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Biografia di un bandito
Giuseppe Musolino di fronte alla psichiatria ed alla sociologia
E. Morselli - S. De Sanctis
Fratelli Treves Editori Milano, 1902, pagine 424

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   21 i GIUSEPPE MUSOLINO.
   hanno dato dei filosofi, ma non degli scienziati e men che mai degli inventori; e hanno dato nell'era moderna pochissimi artisti (Pullè): ma questo non dipende da incapacità estetica e meccanica della razza, bensì perchè l'arte e la tecnica suppongono la ricchezza, e ricca la Calabria non fu se non quando faceva parte della Magna Grecia. Le popolazioni Calabresi hanno, in compenso, una vivissima fonte di godimenti estetici nella ricca musa dialettale, e sono pazienti e forti lavoratrici della campagna.
   Nonostante il loro spirito di indipendenza e la eccessiva delinquenza di sangue, i Calabresi non hanno propensione al militarismo. In tutta Italia la cifra minima dei volon-tarii è fornita dalla Basilicata, dagli Abruzzi e dalla Calabria: altrettanto bassa è la cifra degli ufficiali. Il Pullè mette questo fatto in rapporto colla libera elezione dei cittadini per la vita militare; mala cosa si spiega anche per altre cause: per la mancanza di grossi centri urbani dove sempre il militarismo è più diffuso, per là scarsezza di denaro che impedisce ai giovani anche di famiglia economicamente agiata di valersi delle disposizioni legislative sul volontariato, ecc. Comunque sia, il poco trasporto per il militarismo illumina in parte la grande emigrazione Calabrese: un buon numero di abitanti esce dal paese prima di avere raggiunta l'età della leva, e cerca scampo in America. Si spiega pure l'antipatia che quelle popolazioni hanno verso i rappresentanti armati della polizia e del potere esecutivo: le Calabrie presentano un'alta quota di reati di violenza, di resistenza ed oltraggi alle autorità, in cui non vengono precedute che dal Lazio (dove tali reati si collegano all'alcoolismo), dalla Sardegna e dalla Campania.
   Secondo altre definizioni psicologiche il Calabrese ha mente fina; scriveva, anzi, Luigi Settembrini: «in nessuna contrada ho veduto più ingegno che in Calabria». Questa intelli-