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Annali della città di Bologna dalla sua origine al 1796
Tomo Nono
L.A.
Tipi di S. Tommaso d'Aquino, 1849, pagine 72+8

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   BOLOGNESI
   rifuggirsi in Toscana. Comandava questi aitimi Championnet valoroso soldato , e di eccellente cuore. Non sommava 1* armata francese al di là di diecimila veterani, oltre alcun Reggimento Italiano Championnet lasciato scarso Presidio in Castel San-t* Angelo traeva a Perugia ove rannodava le poche sue forze onde lasciarsi libero il varco per li Appennini nella Cisalpina* Entrato il Re in Roma seguito da' suoi soldati in bellissima mostra ben presto dovettero i Romani augurarsi le immoderazioni francesi a petto delle Napoletane sevizie. Spogli, prigionie, uccisioni, demolizioni di Case rapidamente sucCedevansi. Le loggie del Vaticano rispettate da' Francesi serbarono a lungo le vestigie della Na-politana barbarie , nè si risparmiarono le statue o manoscritti sfuggiti alla rapacità del Direttorio di Francia.
   Non durarono però molto i Napoletani io tale possesso. Mack , battuto in ogni incontro, abbandonò io stato Romano, e ragraneliati quanti potè de' suoi, fermossi a Capua nella speranza di salvar Napoli/ Ferdinando udite le sinistre novelle, abbandonata Roma, rifuggì a Caserta e di lì a Napoli. Rientrarono i Francesi vittoriosi in Roma diecisette giorni dopo che n'eran partiti, e ripristi-naronvi il repubblicano governo. Ma qui non fermossi Championnet; ed ancorché non avesse nerbo di forze a conquistare il Regno, pure confidato nel valore de' suoi soldati, e nel timore de' nemici per le passate vittorie, lo ardì. Occupati i luoghi più. importanti del Regno, si ridusse con tutto l'esercito sotto Capua forte per sito e per presidio di dieci mila uomini ; ma attaccata dai Francesi fu astretta a dedizione. 11 Re spaventato dell' inna-spettato progresso del innimico risolse di rifuggiar-si in Sicilia, e caricato su navi Inglesi e Portoghesi il mobile più prezioso di Caserta e di Napoli , le gioje della corona, il Tesoro di S. Gennaro Ja cui erano meglio di venti milioni coniati, e verghe d'oro e di argento, salpò dalla rada di Napoli l'ultimo giorno del 1798.