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Annali della città di Bologna dalla sua origine al 1796
Tomo Sesto
Salvatore Muzzi
Tipi di S. Tommaso d'Aquino, 1841, pagine 667

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a cura di Federico Adamoli

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   ANNALI
   san Petronio, ove si hanno espressi con isquisite invenzioni i fatti principali del vecchio e del nuovo testamento, scolpiti per mano di Iacopo dalla Fonte o dalla Quercia, del Tribolo, del Varignana, del Lombardi, dell' Aspertini e di altri, le cui opere veramente sono mirabili per l'arte e per la storia.
   Il giorno seguente (17 Febbraio) Clemente VII. chiamava dinanzi a sè i più intimi famigliari della corte pontifìcia, tra*quali Monsignor Girolamo Schio da Vioenza suo Maggiordomo, e Monsignore Carlo Ariosti da Ferrara, Maestro suo di casa, ed il Cerimoniere pontifìcio Don Biagio Martinelli da Cesena, insieme a Monsignor Gabriele Foschi d'Ancona Arcivescovo Diracbiense, Sagrista apostolico, acciocché insieme si accordassero ed anche con alcuni ministri dell' Imperiale famiglia, tra' quali il Conte Adriano d'Asfordio , Maggiordomo cesareo, ed il Cappellano di Sua Maestà Don Pietro Sarmiento dei Conti di Salinas, per ordinare e dirigere i preparativi occorrenti alla fissata coronazione. £ quindi /eglino tutti riuniti fecero all' uopo chiamare gli artisti e i meccanici più adatti, prescrivendo d'in-tellige^zq ch'eglino dapprima costruissero un ponte di legnami, per cui dalla sala degli Anziani si pervenisse all' aitar maggiore della Perinsigne Basilica, ed in quella disposero che a vari intervalli costrutte fossero alcune cappelle similmente di legno; che a debito luogo si descriveranno. Laonde dagli artisti, per ciò incaricati, presentaronsi i relativi disegni, e subito fu posta mano all' opera con assai prestezza e facilità di esecuzione. Ma di quel ponte e di tut-t'altro dirassi più avanti, notando i lavori fatti nel-l'intervallo di tempo da questo giorno al ventesimo terzo del mese in discorso.
   Carlo V. essendosi adunque determinato , per le considerazioni anteriormente esposte, a ricevere nella città di Bologna la imperiale corona, ad istanza del Duca di Milano l'inclito Francesco Sforza e del generalissimo Don Antonio de Leyva fu insinuato ai Monzesi che mandassero loro ambasciatori a Carlo,
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