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ANNALI
ridurre presto a buon fine la incominciata impresa dello assedio potevano.
Molti tenevano opinione che Bologna fosse luogo quant'altri mai a ciò adatto, e per sua posizione, e per notevoli circostanze doversi preferire ad altre città d'Italia. Pochi degl'imperiali sceglievano Roma, a motivo delle trapassate vicende e di troppo fresca e dolorosa rimembranza. Nnlladimeno in siffatte consulte gli aderenti alla corte Romana erano d'avviso che la incoronazione dell'Imperatore sarebbesi colà appunto celebrata: e dietro questa proposizione non pochi Prelati ed alcuni Cardinali dalla città nostra alla volta di quell' alma capitale sollecitamente si partirono.
Ed a quei dì accorrevano in Bologna straordinari Oratori da parte di vari Stati e Principi. Trai quali (io Gennaio) giunsero quivi deputati di città italiane per ossequiare il Pontefice e Cesare, ed anche per esprimere sentimenti di gratitudine e congratulazione dopo la seguita pace, che a molti fu risto-ratriee de'danni fino allora sofferti. Vennero ancora alcuni confinati di Siena , appartenenti all' ordine del Monte dei Nove , i quali non avendo potuto riuscire nel tentativo di essere richiamati alla patria e restituiti agli onori cittadineschi, pensarono coli' autorità dell' Imperatore Carlo e colla deferenza di Papa Clemente, il-loro intento conseguire. Principali di quei noveschi erano i messeri Francesco, Fabio e Giacomo Petrucci, con Domenico e Altello Placidi, un Belisario Bulgarini, messer Giulio Santi, e messer Giovanni Manzi. Tutti ottennero udienza da Sua Maestà, che con lieta faccia li riceveva e con particolare attenzione gli ascoltava. Anzi parve a taluno che le disgrazie narrate per essi da Domenico Placidi, uomo assai eloquente, movendo l'Imperatore a compassione, si potesse dalla confortevole risposta della Maestà Sua sperare ch'eglino ben presto sarebbero ripatriati e ristabiliti nella pristina grandezza. Siffatti andamenti dei noveschi fuorusciti, e le date speranze in particolare