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Annali della città di Bologna dalla sua origine al 1796
Tomo Sesto
Salvatore Muzzi
Tipi di S. Tommaso d'Aquino, 1841, pagine 667

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a cura di Federico Adamoli

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   BOLOGNESI
   307-
   città nostra in que'giorni si distinsero, a molti famosi di estranei paesi poterono stare a confronto, benché non sortissero quel grado di rinomanza, che le gloriose azioni loro eransi certamente meritato.
   Nella Pasqua dell'Epifania, si tenne pontificia Cappella in Palazzo, assistendovi il Papa, i Cardinali ed altri Dignitari. Non eravi l'Imperatore Carlo , che accompagnato da' suoi Cortigiani in quel giorno visitò la bella Chiesa de' PP. Conventuali di san Francesco, dove fece cantare la messa al Cardinale Quignones colla musica della cappella cesarea.
   Dopo di che l'Imperatore e il suo corteggio visitavano 1' almo reale Collegio di san Clemente dei nobili Spagnuoli, fondato già da Egidio Carillo Al-bornozzo od Albornozio Cardinale amplissimo, senza risparmio di spesa e con assai privilegi, raccomandandolo al protettorato de'Cardinali spagnuoli, residenti in Ruma , ed alla munificenza de' Monarchi della Spagna, per la migliore conservazione; i quali religiosi, serbarono con decoro e dignità il mantenimento e F ampliazione di così insigne luogo, che pur oggi mostra molti segni della liberalità di sì magnanimo fondatore.
   Nel dopo pranzo del dì solenne della Epifania sì tennero da Principi e Cavalieri spagnuoli e da altri nobili della corte cesarea, svariati e piacevoli giuochi ed allegre feste, affinchè riuscisse compiutamente lieta quella solennità.Varie consulte di Stato si ebbero pur anche dai Ministri imperiali e pontifìcii circa la scelta del luogo in cui dovesse cel*> brarsi la coronazione dell'Imperatore. Diverse furono le proposte per l'una e l'altra parte: opinavano alcuni andare a Roma, ricordando l'antiquata consuetudine, dagli Imperatori e Re de'Romani serbata, di recarsi cioè all' augusta sede del mondo cattolico, a ricevere la corona dalle mani del Sommo Pontefice. Proponevano altri cbe si facesse la cerimonia nella città di Siena, siccome più vicina a Firenze; avvisando che per lo accostarsi in tal modo a quella città i gravi personaggi di Clemente e di Carlo,