BOLOGNESI
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che inclinava a soddisfarne le pretensioni , e che non aveva saputo sostenere la causa della sua Repubblica con quel calore e quella fermezza d'animo che gli altri avevano dimostrata.
Ma Cesare , che a contemplazione del Pontefice aveva aderito all'aggiustamento col Duca di Milano e con la Repubblica Veneta , essendo piucchè mai sollecitato da diversi Principi della sua Corte , a favorire la causa del Duca Alfonso da Ferrara, il quale si era conciliati gli animi loro , cercò ogni via per disporre Sua Santità ad ascoltare le giustificazioni e le difese del ferrarese Duca, e si adoprò siffattamente che fece sperargli un salvo-condotto per poter venire a Bologna. Queste pratiche incontrarono grandi difficoltà, imperciocché al Pontefice fu riferito, come dagli agenti di questo Duca di-cevasi , che se egli cercava per dir vero un' onesta composizione, non permetteva perciò la sua giurisdizione venisse punto diminuita. Inoltre non voleva di sorta alcuna recare pregiudizio alle ragioni imperiali ; ed in caso di violenza egli uon resterebbe freddo spettatore , ma pronto sarebbe a difendersi qualora miglior modo non avesse trovato alle risoluzioni di tale vertenza. E però da questi detti e per altre proteste il Papa si reputava offeso, né voleva concedere quel salvo-condotto che più volte erasi indarno domandato. Alla fine , dopo replicate istanze dell'Imperatore e di vari Principi, diede il Papa promessa che avrebbe conceduto ad Alfonso di venire quanto prima in Bologna. Della venuta di lui nella città nostra si parlerà più innanzi a suo luono. — Non lascieremo intanto di notare che lo stesso Duca, tentando ogni mezzo per conservarsi nel favore di Cesare , de' Principi e de' Baroni , fu premuroso d'inviare a provvisione delle genti imperiali , vino , biade ed altri commestibili ; mandando inoltre a regalare Sua Maestà due volte la settimana di cervi, daini, caprioli, cignali e simi-glianti saivnggiumi, per imbandire la mensa imperiale c quelle de' più intimi famigliari di Cesure.-