%gb ; A N N A LI .
membri di quella Lega , chiamata Santa, sopra -la fede della quale difendere e conservai» la Repubblica si lusingavano, ed anche per l' appoggio sperato della recente alleanza eoi veneaiaoi, ohe parevano, uniti ad essi nella causa medesima; Ma pure furono da questi abbandonati, imperoiooefeé la Si*' gnorìa veneta mandò suoi Oratori à1 Carlo V. per concordare : le diffeiienze, ohe arano, tra essa *e lui, ed anche ool Pontefice rispetto alle terre-di Romagna , le quali occupate negli sconvolgiiéenti delle guèrre seguite, già erano in potere di quella Signoria.
Continuando adunque 'i trattati di aggiustamento fra i Principi italiani, ebbe adito il Dncà Sforza di avere dall' Imperatore più. comode e gradite udienze , nelle quali, ringraziatolo della benignità sua in avergli conceduto facoltà di venire a lui ; gli replicò ohe confidando nella giustizia e nella sfgurtà della propria innocenza, ri teneva certo ri trionfare de'suoi nemici. Per tal modo potè sincerar» presso Sua Maestà, e far apparire chiaramente ohe le accuse dato contro di lui da calunniatori erano false. E quantunque Antonio de Leyva, odiandolo, s>' adoperasse a persuadere l'Imperatore stesso di non restituirgli il Ducato Milanese, e per indurre anohe il Pontefice in questo proposito si sforzasse metterlo nella speranza che quel Ducato convenisse alla persona d'Alessandro Medici, suo consanguineo ; il Papa, avvisando facilmente che questo era un ripiego del de Leyva avversario dello Sforza, e ehe il generale mostra vasi apertamente desideroso di mantenere la guerra in Lombardia, non convenne ia siffatta proposta , né volle prestare orecchio alle costili promesse; ma seguitò» essendone bea disposto, a favorire il Duca Francesco, a nuove e vive- istanze fece all'Augusto Cesare per risolverlo alla restituitone di quel Ducato. Il medesimo s' avvide delle contrarietà ed inimicizie che il de Leyva spiegava «antro l'infelice Sforza, e però determinatosi di accordare quanto chiedeagli il Papa, e oioè di rimettere
v^ooQie