Stai consultando: 'Annali della città di Bologna dalla sua origine al 1796 Tomo Sesto', Salvatore Muzzi

   

Pagina (252/671)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (252/671)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Annali della città di Bologna dalla sua origine al 1796
Tomo Sesto
Salvatore Muzzi
Tipi di S. Tommaso d'Aquino, 1841, pagine 667

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   3o4 ANNALI
   tiara in capo, fuvvi portato nella sua sedia sotto al baldacchino, preceduto dalla Prelatura, da'Cardinali in paramenti festivi, seguito dai Magistrati e dal numeroso corteggio ; ed entrato nel predetto tempio, dopo le solite cerimonie, fu assistente alla messa che cantò il Cardinale Gio. Piccolomini : poscia lo stesso Pontefice benedisse il popolo, affollato in guisa da non poter capire in quella vasta basilica. Posto fine a tale solenne funzione, fu il Papa pomposamente riportato a palazzo al suono di vari strumenti , e col ripetuto sparo dell' artiglieria in segno d'esultanza.
   Nello stesso dì venne a Bologna Isabella da Este, illustrissima marchesana di Mantova, con le sue leggiadre damigelle; e fu l'entrata così ben disposta e bella, cbe ricreò gli animi a soavissime rimembranze : imperciocché alla vista di tali oneste bellezze sembrava rinnovato uno di quei favolosi trionfi di Ninfe e di Muse o d'altre divinità antiche. Ancora giunsero avvisi dell'imminente arrivo di Carlo, che partitosi di Piacenza e lasciata anche Parma , invece di prendere la strada, come dicevasi, di Mantova, essendo egli d'animo alieno al Duca di Ferrara Alfonso d'Este, pensava di non passare per Modena e Reggio, città da questo Duca possedute. Si racconta che l'Imperatore dapprima si mostrasso sdegnato con Alfonso a segno 4i n0Q ricevere suoi ambasciatori, perciocché aveva questi parteggiato pe' francesi, qua od' erano forti e temuti in Italia : se non ohe lo stesso Duca ai confini di Reggio, con nobilissima corte di feudatari e di aderenti, presen-tossi a Sua Maestà in atto umile ed ossequioso per placarne lo sdegno, offerendogli le chiavi delle torri e fortezze sue : dopo il quale atto di sommissione fu non solo benissimo accolto e reintegrato nella grazia di Cesare, ma ancora ebbe l'onore di cavalcare seco per tutto quel viaggio, discorrendo degli affari da risolversi in Italia. E de' proprii negozi gli diede una informazione cosi sincera e minuta che l'Augusto Carlo si riconfermò in quella stima già
   v^ooQie