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contribuito avrebbe alla pace ed alla tranquillità di tutta Italia. —Ed ecco la Lettera del Pontefice:
Ai diletti figli gli Anziani ed i Sedici della Città
nostra- di Bologna,.
ALESSANDRO PAPA VI.
„ Diletti figli, salute ed apostolica benedizione. Poiché per la salute e la conservazion della pace e della tranquillità di tutta Italia, per la quale noi invigiliamo con ogni affetto , e per comune giudizio con ogni studio ci adoperiamo ; e per sentenza dei diletti figli, il Nobile Doge ed i Signori Veneti , nonché il Duca di Milano , confederati nostri, torna espediente e necessario che il diletto figliuolo Pietro de'Medici ritorni a Firenze ed alla propria famiglia: per la qual cosa, nel debito nostro di pastorale uffizio, cui giova procurare frai cristiani unione e quiete ; esortiamo la divozione vostra nel jSignore, e con voi ci uniamo nella virtù della santa ubbidienza, e vi comandiamo che al medesimo Pietro, per ritornarsene a Firenze ed alla sua casa e rimanervi pacifico, prestiate e somministriate ogni aiuto e favore possibile. Con che, oltre il benefizio comune all' Italia ed a noi, farete cosa soprammodo gratissima al Doge suddetto di Venezia, a quel Dominio ed al Duca di Milano. Al qual fine vogliamo che operiate d'accordo col diletto figlio Giovanni Bentivoglio, cui andiamo similmente a scrivere. — Dato in Roma presso san Pietro, sotto anello piscatorio, nell'anno quinto del nostro Pontificato.^
Ad un tempo medesimo Giuliano II. de'Medioi, cercava assistenza dal Bentivoglio ; e Pietro e Giovanni a Milano ed a Venezia pur la cercavano: sicché , e il Doge e la Repubblica, anche per tema che i Fiorentini non. facessero nella Liguria qualche