BOLOGNESI
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preda di quella ladronaia. In alcuni di costoro, ohe carichi di lattino se ne tornavano al campo , un giorno Ercole s'abbattè, e tosto ad un albero li fé'sospènder per la strozza. Ma intanto accorrevano molti altri de* bolognesi soldati , ed infiammati di sdegoo per la morte de' compagni, prorompevano minacciosi oOntro del Duca. Per buona sorte ei potè sottrarsi al lor furore e porsi in salvo. Fremè di sdegno a tal novella il popolo ferrarese, pronto ad uscire di Città e vendicar l'oltraggio, se i più saggi non fossero sorti fra la moltitudine a mostrarle il grave danao che ne poteva derivare alla patria. —. Ma oome dunque cessar l'aùdacia delle soldatesche iodisciplinate del Bètoti voglio? Col levarle da' pingui campi e porle a guàrdia dei passi di Codigoro* ciò che Giovanni adempì recandosi colà con l'esercito e con Rinaldo da Este suo sostituto nel comando delle squadre.
I Veneti vessilli pertanto, mossi dall'aura di fortuna, già più e più luoghi avevano ocoupato, quando il Bentivoglio, che con valore avea conteso all'inimico 1' acquisto di Melara, fu inviato a difendere Figberuolo , antemurale ed estremo propugnacolo della perigliante Ferrara: perchè cadute nelle mani del Sansevérino, Comacchio, Melara, Bergantino, e molte altre castella, le adriatiche schiere aveano posto campo sulle rive del Po , a quindici miglia da Ferrara. Quivi di fronte alla rócca della Stellata erigevasi un palazzo degli Estensi, luogo già di delizie ora di difesa. Il Sanseverino pensò d'espugnarlo, e vi pose assedio col suo esercito, facendo risalire la flotta eh' era ancorata alle foci del Po. Damiano Moro allora la guidava, e a mezzo il Maggio b' inoltrò fino alla Policella o Polesella, ove due galleggianti bastioni fatti costruire dal Duoa , in»» pedirono a lui il cammino. Stavano a munirli Gi<*» vanni Bentivoglio e Sigismondo da Este, cheavevan fatto tagliare il sinistro argine del fiume per imper* dire agi' inimici uno sbarco. Ma un ardito Schisane imprese a togliere gli ostacoli, che all'avanzar