48$
ANNALI
pubbliche allegrezze per diverse giornate.—Or meo* tre la Città nostra sta vasi in tanto giubilo, vennero alla patria gli Ambasciatori già mandati a Carlo Re di Francia, per averlo propizio contra il Viscontif i quali, secondo la fede Gallica, ebbero molte ornate accoglienze, e dolci promesse, che niuno effetto sortirono. Nel qual tempo Giacomo dal Verme coi fuorusciti Bolognesi, avendo due mila lance e seicento pedoni, entrò nel nostro Contado, ed alla Torre della Samoggia accani possi, ponendo a sacco, secondo il barbaro costume del tempo, quei miseri contorni. Di che avvisati i Bolognesi uscirono in campo, radunando quel maggior numero di soldati a cavallo ed a piedi che poterono: e recandosi verso Valle di Ravone , ebbero a soccorso inaspettato Astorgio od Astorre Manfredi con settanta lance e quattrocento pedoni veterani, bene in arnese ; coi quali unironsi i nostri, prendendo co-raggio per battere Giacomo del Verme. E Giovanni da Barbiano, e il Capitano Hauhewod, che si videro forti di genti, deliberarono, per consentimento del Senato di venire a battaglia coi Viscontei. E primieramente, per non esser tolti in mezzo, e per non dar tempo ai nemici di fortificarsi , assicurarono i passi per ogni lato. Poi l'Hauhewod , passando a Casalecchio di Reno , lo presidiò di valorosi soldati; e fu poscia coH'eseroito al gran Ponte sulla Emilia, dove occupò per largo tratto il greto del fijime. Ed il nemico levatosi dalla Torre della Samoggia, avanzò sino a Zola, anzi fino al Ponte del Lavino che segna i limiti col Comune di Gesso. Quindi fortificatosi sulla sponda sinistra, guastò il Ponte, e fece danni al paese. E poiché i Capitani conobbero che Giacomo del Verme evitava di venire a giornata, gli mandarono un trombetta di nome Zuzzo, a presentargli il guanto insanguinato e ad intimargli battaglia: al quale rispose il Capitano Visconteo, che egli non era quivi disceso per far giornata coi Felsinei, ma solamente per mettere a ferro ed a fuoco il Contado loro ; che se poi
v^