BOLOGNESI
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ricorse per aiuto al Conte di Virtù Milanese , il quale fece ogni possa per ricomporre la pace fra le due Città. Al qual fine mandò gli Ambasciatori Ingramo de' Bracchi da Modena , e Banrlellino de'Bandellini da Pavia, ambidue Dottori di Legge, i quali piegarono alfine l'animo dei Bolognesi alla composizione della pace, dove ritrovandosi presente Baldino di Guido de' Bocchi Procuratore del Comune di Bologna, e Nicola di Giacomo de'Banzo-lieri di Faenza, Procuratore del Manfredi, si venne finalmente alle convenzioni della detta pace, la quale avesse a durare secondo i capitoli seguenti : „ Che la Bastia o Fortezza edificata dagli Anziani di Bologna sul territorio di Faenza, in luogo detto la Pieve di san Procolo, con tutti gli edifizi fatti, colie fòsse e contrafFòsse, rimanga al Comune di Bologna , per quanto al detto Comune piacerà, insieme col territorio fuor delle fòsse e contraffósse dalla parte di Bologna insino al fiume. Dimodoché si possa usare dell' acqua del detto fiume , e del terreno misurato da Pietro de'Fenzoli da Faenza, e da Antonio di Vincenzo da Bologna , consegnato e terminato dai suddetti Ambasciatori. E prima misurando colla pertica faentina , cominciando pel primo termine dalla estremità del muro del Ponte di san Procolo verso Faenza, e misurando verso la Villa di Trentola a pertiche ventuna, andando dietro 1' argine del fiume. Che si misuri sopra la riva di detto fiume verso la montagna, sino al Rivo chiamato della Cella , che pone capo nel detto fiume : Che misurando dalla parte di sotto del medesimo fiume, fino alle pertiche ventuua andando verso Faenza, dove sono pertiche ottan-tatrè e piedi otto ; e sopra la detta linea allontanandosi dal detto argine verso il fiume, si contino pertiche sette. E più, cominciando all'estremo delle suddetto pertiche ottantatre ed otto piedi, e volgendo per quadro verso le montagne, esser debbono pertiche novanta e piedi sette. E cominciando al termine di queste pertiche novanta e piedi sette,