BOLOGNESI 48i
e quando loro si mandavano i riscuoti tori , gì* insultavano di acerbe parole, o rimandavanli mal soddisfatti. Oltre di che, mostravano con fatti aperti non voler essere soggetti al Vescovo di Bologna, al quale venhero dati in perpetuo Cento e la Pieve, a compenso delle decime, che la Città di Bologna dovevagli. Di più avevano i Centesi nelle mani la torre de* Cavalli, fra Cento e Ferrara, in luogo assai Comodo per difendere la stessa via. E volendo i Bolognesi riacquistar quella torre, come aveva fatto di alcune altre per la provincia, né mossero parola ai Centesi, i quali crollarono il capo non volendo restituirle; an 1 ' * j
mamente nè dal Senato nè dal Vescovo di Bologna.— Il Senato adunque, che tanto orgogliosi li vide , volendo abbassare la loro temerità , spedì nottetempo molte bande di soldati a cavallo ed a piedi (fi Giugno) sotto la condotta del Gonfaloniere di Giustizia e del Pretore della Città , con tanta segretezza che prima che i Centesi della ve-' nuta loro si accorgessero , molti di quelli che stavano nei contorni erano fatti prigioni ; e Cento, e la torre già trovavansi cinti d' assedio. Venuto il giorno , scorgendosi quei del paese in tale stato di pericolo, con grido concorde furono all'armi sulle mura per1 difendere lor terra e sè stessi ; e presero a fortificarsi d' ogn' intorno , con animo di contrastare animosamente , e vedere come la 1 bisogna si risolverebbe. — Intanto Pier da Canetolo e Biagio de' Magnavacca , Senatori, con Nicolò Lodovisi, e dugertto lance e cinquecento fanti, oltre gran numero di guastatori e di falegnami con macchine conquistarono la detta torre ; ciò che sgomentò quei di Gerito, i quali non bastando a far resistenza a Cotanto esercito, si disposero di arrendersi al Gonfaloniere ed agli Anziani di Bologna. Il perchè inandarono Oratori colle chiavi del Castello, per sottoporsi al dominio di Bologna, salve le persone e la roba : ed aperte le porte, i Bolognesi vi entrarono
colle armi l'opinion
Annal. Boi. T. HI.
57
v^