Stai consultando: 'Annali della città di Bologna dalla sua origine al 1796 Tomo Terzo', Salvatore Muzzi

   

Pagina (424/719)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (424/719)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Annali della città di Bologna dalla sua origine al 1796
Tomo Terzo
Salvatore Muzzi
Tipi di S. Tommaso d'Aquino, 1841, pagine 718

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   ANNALI
   radunò un esercito di duemila cavalli Bretoni o d' ottomila pedoni, e ne fece consegna a Roberto Gebenna Cardinale del titolo de' dodici Apostoli, il quale per comandamento sovrano venne in Itab'a per riacquistare i luoghi alla Chiesa ribellati, e per punire gli autori delle sommosse. — I Bolognesi seppero de' molti apparati del Pontefice, e furono avvisati che le Compagnie dei Bretoni già si trovavano ad Asti, e che ingrossate da dugento lance e da dugento balestrieri, venivano per la via d'Alessandria della Puglia verso la Toscana. Allora, con Ridolfo da Camerino, Capitano de'Fiorentini, presero e fortificarono tutti i passi, per dove i Bretoni potessero tragittare, e d'indi fecero sgombrare gli abitatori. Ed avvegnaché per ogni luogo si facessero buone provvisioni per difendersi ed offendere , stavan nullameno in travaglio d' animo perchè sospettavan della mala fede del Visconti e dell'Azzoguidi, della stabilità de'quali, avevan purtroppo, più che sospetti, indizi e dimostrazioni.-Per la qual cosa, dopo molti consigli, deliberarono spedire Oratori al Pontefice per trattare d'accordo; ed elessero Giovanni Legnani o da Lignano, e Gia-nandrea Arcidiacono, i quali passarono ad Avignone appiè del Pontefice, dopo che Giovanni ebbe fatto l'ultimo suo Testamento, che fu deposto da lui presso de' Frati Minori di san Francesco.
   Furono gli Oratori Bolognesi dal Pontefice ben veduti, il quale ascoltò la loro difesa , e mostrò accettarne buone le scuse, mandando loro Tommaso Tureia Inglese, Frate Eremitano di sant'Agostino , il quale significò ai Bolognesi come il Pontefice perdonasse loro, e goder li lasciasse quello stato in che si erano posti, giacché sapeva non esser seguito mutamento per loro animo avverso alla Chiesa, ma pel mal governo de' ministri temporali della medesima. Ed aggiunse , che quando pure volessero mutar condizione, la Chiesa cattolica gli accoglierebbe come figliuoli e come fratelli ; che, facendo questo, troverebbero il Pontefice pronto
   v^