BOLOGNESI 363
quasi l'inferno si fosse aperto co' suoi demoni in quella Città miseranda. — Così in meno d'un*ora, spensero colà quattromila vittime. Nè di ciò paghi, posero a sacco tutto il luogo, e vi fecero preda quanto più poterono ricca e compiuta. Poi nelle case, donne e fanciulle insultarono e vendettero, rìdendosi del loro pianto, delle loro preghiere. Le belve adirate e furiose procedon oltre fin dove le spinge l'istinto; gli nomini, che perdono il senno e l'umanità , vincono il furor delle belve, studiando ogni più raffinato mezzo per opprimere e straziare i loro simili. — Misera ragione, come sei vilipesa e calpestata indegnamente !
Compiuta l'orrida strage, partironsi i feroci carichi di preda, e bagnati di sangue innocente, e ritornaronsi a Ferrara di dove s'erano presi ; mentre de' cittadini, che dal crudo ferro salvaronsi, altri fuggirono ad Imola ed altri a Forlì.
Avvisati i Bolognesi della strage fatta dall'Hauhewod , fecero distenere Filippo Puer, uno de' capitani Inglesi, ch'erano in Bologna, con altri soldati : e il capitano fu posto in casa di Salvuccio Bentivoglio, mentre gli altri tutti vennero chiusi nelle carceri. Si adirò oltremodo 1' Hauhewod contra i Bolognesi, e minacciolli aspramente, se non lasciassero in libertà il Capitano Puer con tutti gli nomini chiusi e guardati nelle carceri. I Bolognesi a tal minaccia, spedirono a lui ambasciatore Riccardo Saliceti, il quale espose il motivo perchè distenuti avevano gl'Inglesi soldati: e l'Hauhewod, sbuffante di rabbia , poco mancò non distenesse r ambasciatore. Poi rabbiosamente trascorse su quel di Felsina, e danni, e incendi, e barbarie dappertutto vi operò.
Intanto Astorgio Manfredi, fatta pace con Giovanni suo congiunto , col quale avea avuto lunga guerra, ambidue si accordarono coi Felsinei contro degl' Inglesi ; nè guari di tempo trascorse che fecero il medesimo Sinibaldo Ordelaffi e quelli di Tossignano. — Pur 1' Hauhewod , d' accordo col
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