BOLOGNESI 363
e quivi contra il campo Visconteo si fermò. Ed essendo a questi giorni in Bologna un Sire della Casa di Francia e 1' Hauhewod con ottocento lance, e cinquecento arcieri, le due Tribù della Città di Bologna, passarono ad unirsi col campo del fratello del Papa e del Conte di Savoia, a Vi mercato , tenendo la via del Po ad Ostiglia e Borgoforte, poi quella del Mantovano e del Veronese (avendo prima il Malatesti assicurati tutti i passi); e finalmente giunsero alla campagna di Monte Chiaro. Quivi Bernabò, per salvare il luogo, aveva scavato profonda fòssa, la quale i nemici passarono, e vi trovaron due mila lance Unghere con gran numero di pedoni, capitanati dal famoso Conte di Virtù , della casa Visconti, e da Anichino Mongardi ; il che diede loro grandissima paura, perocché si vide di numero inferiore al nimico. Nondimeno fatti animosi dall'invito de'loro capitani, e disposti meglio a perder la vita che a dimostrarsi timorosi, pigliando l'arme concordemente , senza ordinanza militare col nemico azzuffaronsi, e quasi per un'ora fu combattuto valorosamente. I Capitani d'ambe le parti , vedendo che né con arte né con consiglio, ma con odio si combatteva, fecero ogni possa affine di sostenere le schiere proprie. Da ultimo gli Ecclesiastici piegarono malmenati , ed avrebbero avuto la peggio, se non fosse avvenuto che gl'inimici , ponendosi a saccheggiare la preda lasciata t porsero modo all' Hauhewod ed al Malatesti di richiamare i fuggitivi soldati, e ri porli sotto le insegne : il che fu tosto eseguito ; laonde i vinti, investendo gli avversari ingordi e insaziabili, ne fecero strage, e posero in fuga ed in rovina.
In questo conflitto restarono prigioni de'condottieri dell'esercito, tra'quali Francesco da Este, Andrea e Romeo Pepoli, che furon poi liberi pagando una taglia di 190 mila ducati. Il Conte di Virtù ed Anichino si fuggirono. Fatto questo, le genti dell'Hauhewod gittarono un ponte sull'Adda a Brivio, e per esso furon nel Bergamasco, dova
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