Stai consultando: 'Annali della città di Bologna dalla sua origine al 1796 Tomo Terzo', Salvatore Muzzi

   

Pagina (328/719)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (328/719)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Annali della città di Bologna dalla sua origine al 1796
Tomo Terzo
Salvatore Muzzi
Tipi di S. Tommaso d'Aquino, 1841, pagine 718

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   S58
   ANNALI
   Fernando Spagnolo ebbe distinto sepolcro nel tempio magnifico di san Francesco, fra le lagrime e la gratitudine de' Bolognesi, per lo cui bene diede tutto, fino il sangue e la vita. — Vinto l'esercito nemico, Gomezio Albornozio , benché ferito , non restò di dare ogni compimento alla seguita vittoria ; e con alcune insegne de' suoi soldati passò sopra le Bastìe erette dai nemici, e tutte le rovinò a terra. Poscia con Galeotto, col Farnese, coli'esercito vittorioso, e coi nemici schiavi e feriti, a maniera di trionfante, tra i plausi e le feste del popolo fece ritorno a Bologna.
   In memoria di tanto felice trionfo, la repubblica ai prieghi dell' eccellente prelodata donna Francesca Venusta del Conte Bernardo da Polenta, della pittura molto vaga, fece effigiare la battaglia in una cappella sacra nel bel tempio del Serafico Francesco a sinistra mano entrando per la porta maggiore ; la qual battaglia (sono parole del sullodato Sabbadino degli Arienti), instaurando quella cappella, fu ruinata, che certo quando vi penso ne sospiro e piango. Mi dolgo dei nostri primari cittadini della repubblica , Padri Coscritti, che non sono curiosi conservare 1' esempio delle glorie de' loro passati per riputazione della nostra Città, e per istigare i posteri a simili, ovvero a maggiori glorie con questa battaglia e coli'acquistata vittoria: la qual battaglia si chiamava di san Ruffillo perchè al ponte di san Ruffillo , presso la Città nostra tre miglia , fu fatta. Si vedeva il Capitano grande, grosso e rubicondo, colla spada in mano, sopra leardo cavallo appomelato inanimare le copie de'militi contra le ostili squadre. Si vedeano le genti da piedi e da cavallo, crestate variamente , e mischiate , e avviluppate : e questi e quegli caduto in terra ; chi morto e chi ferito ; e chi piegato fin sopra la groppa del cavallo per li ricevuti colpi ed urti; e chi passato dall'un canto all'altro cogli acuti ferri delle lance: parea proprio veder uscire sangue vivo dalle ferite. Si vedeano li tronconi delle spezzate
   v^