a66
ANNALI
che il popolo di Bologna starasi mesto e sospeso, avendo saputo che Bernabò con grosso esercito s'appressava a Bologna, convocò il Consiglio generale (i3 Aprile) dove ritrovandosi tutti i dottori, i cavalieri, i nobili, e i popolani, ebbe ragionamento con esso loro, e discorrendo dello stato presente della Città, pensarono qual fosse il rimedio che alle sue molte calamità recar si potesse. Sopra le quali cose essendosi lungamente e con maturo consiglio deliberato, finalmente fu conchiuso di ricorrere per aiuto al Sommo Pontefice, al Collegio de' Cardinali, alla Regina d'Ungheria, ai Fiorentini ed agli altri popoli della Toscana. E giurando tutti fedeltà alla Chiesa, il Cardinale Egidio consegnò a Bologna per Governatore il proprio nipote Gomez o Go-mezio, cui Galeotto Malatesti sarebbe coadiutore.
Ciò fatto, si elessero per ambasciatori al Papa in Avignone , Frate Giovanni dalla Ripa, il ministro de'Frati Minori, Simone da san Giorgio, e Tideo de'Corvolini, i quali del tutto bene istruiti dovevano mostrare al Pontefice quanto occorreva per la salute della Città di Bologna.—Inoltre furon mandati ai Fiorentini, ai Sanesi, ai Pisani, ed a Feltrino Gonzaga Signore di Reggio, gli ambasciatori, Guido de' Preti, Minotto Angelelli, Antonio Galluzzi ed Ubaldino Malavolti , ai quali congregò Toniolo Bentivoglio, Giacomo Ramponi, Tommasino Magnani, e Gerardo Conforti. Giunto l'Albornozio in Ancona col seguito suo , spedì avanti l'Arcivescovo di Ravenna al Re, poi v'andò egli stesso ; ma non conchiuse veruna cosa, e di mala voglia fece ritorno in Ancona.
In questo mentre Gomezio ed il Senato di Bologna, deliberato avendo di ristorare l'atterrata parte della Bastia di Coloredo , vi mandarono a difesa le due Tribù cittadinesche di Porta Stiera e di Porta Ravegnana, alle quali si aggiunsero quattrocento pedoni Fiorentini ; e a dispetto de* nemici terminarono di fabbricar la Bastia, e con profonde fòsse la difesero, e vi posero bastevole provvisione
v^