ANNALI
Bolognesi se non Nicolò de' Pepoli e Calorio dei Sabbadini, il quale ultimo passato a dimora a Pieve di Sciocco nel territorio Padovano, ivi per lungo tempo si stette.
Blasco intanto, desideroso di vedere quali fossero i Bolognesi venuti in custodia della Chiesa , e se dello stato loro fossero contenti , fece radunare il Consiglio della Città, e recitata acconcia orazione, esortò gli intervenuti a porre nell* urna le fave , per vedere dal numero de' suffragi se dicevansi paghi della nuova dominazione. E fatto lo scrutinio , essendo gì' intervenuti presso a mille e seicento cinquanta, non fu trovato che un solo vóto nero; della qual cosa Fernando Blasco si disse molto contento. Ciò fatto, si elessero tosto Ambasciatori al Papa in Avignone per dargli il dominio della Città e l'ubbidienza del popolo ; i quali Ambasciatori furono , Cortesio Lanibertini Abate di No-nantola, Catelano da Sala Cavaliere aurato , Giovanni Calderini e Simone da san Giorgio.
Viveva frattanto Bernabò' pieno di veleno e di rabbia che la Chiesa gli avesse levata Bologna; ed avendo trattato con alcuni di Forlì di ritoglierle quelle Città dove il Legato si trovava , partì con l'esercito da Ravenna, dove stavasi a quartiere, e mosse per venire a Faenza ed a Forlì per tentare una impresa. Ma giunto alla seconda di queste Città , ebbe notizia che il suo disegno era già disvelato, e che alcuni de'suoi complici avevano già lasciata sul patibolo la vita. Il perchè subitamente abbandonò la Romagna, e passando a Medicina, a Budrio, a Cento, alla Pieve, e tutto per queste contrade ponendo a ferro ed a fuoco, venne poscia ad Argelata ; e di Comune in Comune passando, stettesi alquanto al Borgo Panigale , perciocché aveva intendimento di sedurre i custodi della fortezza di san Felice , ed entrare per mezzo loro in Città, e farsene Signore. Ma il tentativo era stato scoperto , i complici eran già presi e giustiziati ; laonde Bernabò uscì di sperauza.
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