BOLOGNESI 35 x
santi Teoponzio e Senesio. — Nel tempo stesso i Frati Eremitani di san Giacomo aggiungevano al loro Convento la Chiesa Parrocchiale di santa Cecilia , la quale poi in processo di tempo venne in parte ceduta a Giovanni II. Bentivoglio, che la fece dipingere dal Francia e da'suoi coevi e discepoli , e che ne tolse una parte per adattarla a Cappella gentilizia della propria famiglia. — Ed il medesimo Vescovo (9 Giugno) consacrò la nuova Chiesa della Certosa fuori di Porta sant'Isaia; nella qual circostanza i Frati dispensarono al popolo gran quantità di pane e di vino: della qual opera pietosa ebbero da'poveri quelle benedizioni possentis-sime, che muovono dal cuore de' meschini e tro-van sicuro esaudimento in Dio Ottimo Massimo.
Era la Città di Bologna ancor debitrice alla Sede Apostolica di dodici mila fiorini t per alcuni patti celebrati l'anno addietro fra 1' Oleggio e 1* Albor-nozio ; della qual riscossione il Pontefice incaricò Amerigo Tesoriere di Santa Chiesa, che riscosse la somma da Alberto de'Sabbadini Sindaco della Città nostra. — Parimenti doveva alla Santa Sede il popolo di Felsina sei mila fiorini, cioè il secondo pagamento de'diciotto onde rimase debitore per senr-tenza data, a motivo della rovina e del sacco al Castello di Galliera, di che più addietro abbiam già fatta parola. Ed a questa riscossione de'seimila fiorini, fu incaricato Pietro nipote del Papa , Vescovo di Pamplona, Prete Cardinale d'Ostia e Velie tri , e Cancelliere della Santa Sede, il quale scrisse a Giovanni Vescovo di Bologna per la riscossione della suddetta somma, e 1' ammonì che quantunque il debito contratto co'Pontefici non tosse stato ancora estinto, pure la Città era libera da qualunque interdetto, e vi si potevano celebrare i divini uffizi.
Pertanto i Visconti, più non potendo sopportare l'orgoglio e la tirannia dello sciagurato Oleggio, deliberarono di far l'impresa di Bologna ; al qual fine cominciarono dall'assoldare le genti di Anichino
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