BOLOGNESI
10 levò al Sacro Fonte Aldobrandino Marchese di Ferrara , e ne furono assistenti Ugolino Gonzaga e Giovanni di Oleggio, facendo regali di vasi d' argento , di coppe d'oro, di perle, d'anelli, di pietre preziose, di broccati d'oro, di nappi di cristallo montano , e di molte pelli di zibellino.
Conchiusa adunque la pace, l'Oleggio mandò al Papa in qualità d'Ambasciatori, Antonio di Bom-bologno de' Lodici, Carlino di Gerardo Ghisilieri e Giovannino di Giovanni Caccianemici, per ottenere che il Pontefice levasse l'interdetto , il quale era durato diciannove mesi in circa: di che in Bologna si fecero molti segni d'allegrezza.—Frattanto
11 Conte Landò e il suo luogo tenente Broccardo, entrambi Tedeschi , discesero a noi dalla Lombardia oon intenzione di passare in Toscana a soccorso dei Sanesi, poscia dei Perugini, oltre il Lago Trasimeno. In questo loro passaggio , si fermarono alquanto al Borgo Panigale, indi passando fuor delle mura furono a Castel san Pietro ed a Faenza, e di là, per non dar sospetto a quei di Toscana, divisarono giungere fuor di via a questo paese, salendo dalla foce il Lamone. Al qual fine mandò innanzi per ispiare il passaggio delle Alpi di Crispino , Amerigo del Cavalletto con quattrocento barbute e dieci mila pedoni, ai quali susseguivano il Conte Landò, l'aiutante Bruccardo, e tutto l'esercito da lor dipendente. — Avevano i Fiorentini negato al Conte questo passaggio perchè si opponeva ai patti stabiliti fra loro: ma vedendo che il Conte scoteva gli orecchi, quasi ignaro della cosa, manti aron gli Ambasciatori Manno Donati, Giovanni dei Medici, Amerigo Cavalcanti, e Simone Peruzzi, coi patti suggellati, dei quali 1' ostinato venturiero si fece beffe, volendo pure a forza di colà tragittare. E giunto tra Castiglione e Biforco colle sue genti, quivi commisero assai ruberie, e villane azioni a quei del paese, i quali deliberarono, con forte unione vendicarsi degli oltraggi ricevuti, e ristorarsi dei danni sofferti , assaltandoli ad un passo
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