BOLOGNESI
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delle cose di Chiesa. Ed ecco Carlo da Dondola, Capitano delle genti pontifėcie ( 7 Maggio ) recarsi con ottocento cavalli e cinquecento pedoni al Castello di Ronta presso Cesena, poi a Savignano ed a sant' Arcangelo , i quali luoghi tutti opposero breve resistenza, e vennero da ultimo in possessione di santa Chiesa. Poi del mese di Giugno furono citati a Ravenna i suddetti occupatori delle terre giā della Chiesa, a difender la causa loro, essendo stato esposto che imponevano tirannicamente dazii, tributi ed angherie ai poveri contadini, i quali ad ogni modo eran forzati di pagare : nč solamente essi Io erano, ma il Monastero ancora di san Giovanni Evangelista, e tutti i sacerdoti di Ravenna, pur eh* essi avessero terreni sul Cesenatico. Non comparvero gli occupatori, nč mandarono alcuno a scolparli o difenderli. Il perchč (16 Agosto) il Conte Carlo di Dondola co* figliuoli del Conte di Glazuo-lo, Capitano delle genti della Chiesa passaron nel territorio di Cesena, dove appiccata zuffa coi nemici , Carlo fu ferito mortalmente , e spirō sul campo ; e gli altri fuggirono ; ed alcuni di Aoro fu-ron tratti a Cesena prigioni.
Mentre queste cose avvenivano, Giovanni Oleggio aiutō di soldati i Gonzaghi contra i Visconti a Borgoforte presso il Po ; ma inutilmente tentarono l'espugnazione d'una salda Bastia ivi esistente. E mentre aiutava altrui, eragli insidiata la vita da un Guastavillani, da un Ratta, da un cotale Spinolegio da Milano, e da due altri; i quali tutti tenevano per Bernabō de'Visconti. Ma questa volta ancora ne fu per tempo avvertito l'Oleggio , il uale fece prendere i macchinatori , e tostamente ecapitare.
Il Marchese Aldobrandino da Ferrara, Feltrino ed Ugolino Gonzaghi, vennero a Bologna, allog-giaron nel Monastero di san Domenico, e coll'Oleg-gio trattaron le cose della guerra contra il Visconti di Milano: poi si partirono. L'Oleggio intanto, cui bisognavano denari per la promessa guerra, prese
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