BOLOGNESI
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1' intimo consiglier suo Lippo Rombolini, uomo barbaro e snaturato, soffiava mai sempre nel fuoco della crudeltà, e stavagli del continuo all'orecchio, e ad ogni mal opra lo aizzava. Costui, per farsi più intimo all' Oleggio, consigliollo che si levasse dagli occhi parecchi ragguardevoli cittadini di parte Guelfa, fra'quali i Rustigani, i Guerrini, i Ligapas-seri, i Beroaldi, i Guidotti, i Malacatti, i Fratta, i Castagnoli, i Buoninsegni, i Carbonesi , i Mara-nesi, ed altri assai fino al numero di quattrocento; i quali tutti vennero confinati in un sol giorno. Quest' indegno procedere pose in grandissima convulsione 1' intera Città, che arse di sdegno ; onde avvisatone l'Oleggio, pensò meglio di richia^ mare alla patria tutti quei banditi : e volendosi cattivar 1' animo della Città, decretò ohe i chierici non pagassero gli ottomila fiorini già imposti, e liberalmente gli assolse; il che fu cagione che il Vescovo di Bologna levasse alla Città l'interdetto, e ritornasse al suo episcopio. Ci£ fattosi dall'Oleggio , passò egli alla fortezza da poco tempo eretta fra la Porta del Pradello e quella di san Felice, ove erano guardie di Matteo Visconti, e con esse adoprò sì astutamente, che da loro ebbe il dominio di esso Castello (26 Aprile). Allora fortificollo di ogni cosa necessaria, e fu molto lieto e superbo d'esser Signore di Bologna e del Contado , tranne del Castello di Bazzano, che a lui negò prestare obbedienza. E poiché seppe che Matteo Visconti aveva spedito a difesa di esso Castello Amedeo Piacentino suo capitano , con dugento barbute e trecento fanti, cominciò anch' egli a radunar gente, e spedì Bernardo da Panico con buon numero di soldati, i quali scontrandosi con quelli del Visconti vicino al Castello combattuto , vennero insieme a tenzone, e Bernardo restò prigioniero con buon numero de' suoi, e vide gli altri volgersi in fuga. Come Amedeo ebbe ottenuta questa vittoria, lasciò buone guardie in Bazzano, e andò a Milano col-1' esercito e con Bernardo prigioniero.
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