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ANNALI
perseguitato dal Conte. Allora Giovanni come disperato d' ogni soccorso, prese a ragionare sullo stato suo col fratello Giacomo, ed alla fineper consentimento del medesimo, passò a Milano da Giovanni Visconti Arcivescovo, col quale trattò di cedergli la Città di Bologna, con patto che a lui lasciasse franche e libere le terre di Crevalcore e di Nonantola, ed a Giacomo suo fratello Persiceto e Sant'Agata. Che parimenti l'Arcivescovo non s'impicciasse del Castello di Castiglione de'Gatti o dei Pepoli. Che il medesimo Visconti pagasse ottanta mila fiorini d'oro per riscatto di quei gentiluomini Bolognesi ch'eran prigioni ed ostaggi del Conte di Romagna: cinquanta mila per soddisfare ad alcuni debiti contratti dal Pepoli per occasione della guerra : otto mila e cinquecento al Duca Guarnerio , per la sua compagnia che aveva servito nella guerra contra il Conte: quaranta mila di donativo ad essi fratelli Giacomo e Giovanni, più. la provvisione di dugento fiorini d'oro xnensuali per ciascheduno; e di altri dugento al mese per distribuirli fra gli altri della famiglia de'Pepoli.
Fu statuito questo accordo, colla maggiore segretezza possibile, in Milano , nella camera di residenza del prefato Arcivescovo , presentì i nobili uomini Giovanni Visconti da Oleggio , Guglielmo Pelavicino ,, Guiscardo de' Lanci , Folchino degli Schizzi, militi e cavalieri; non che di Buonincon-tro da Samminiato Vicario di esso Arcivescovo, tutti testimoni noti, idonei, chiamati, e sottoscritti nel rogito. — Fu tenuta segreta la suddetta vendita di Bologna per alcuni giorni ; e ciò pel molto accorgimento dell' Arcivescovo, il quale non volle che ne sapessero nulla i Felsinei sintantoché la Città venduta, non fosse bene guardata da militi Milanesi : perché conosceva che a gran fatica i Bolognesi sopporterebbero il giogo imposto loro da due deboli concittadini degeneri dal padre, e da un accorto straniero ambizioso e cupido di possanza. Per la qual cosa dimostrando il Visconti di voler favorire