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Annali della cittŕ di Bologna dalla sua origine al 1796
Tomo Primo
Salvatore Muzzi
Tipi di S. Tommaso d'Aquino, 1840, pagine 559

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a cura di Federico Adamoli

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   BOLOGNESI
   a83
   alcuna eccezione intorno alla loro plenipotenza, rispose che a* Faentini, aggravati i primi, volges* sero la loro istanza, e il costoro esempio mentre tendesse a concordia, prevarrebbe sul suo Comune (7 Maggio). Diversamente, legato com'era a quelli per patto antico, non s'asterrebbe dal secondarli -, e quanto al Contado
   per onor del Re, e il
   quando scendesse in Italia per la corona. Nò .pota* rono meglio i Vicari a riparo della dignitĂ  ooifllpĂ l inessa, che gravar la terra col bando ed allora^ narsi. Li raggiunse in Faenza per lo Comune Gerardino da Gesso Sindaco, e interpostavi ì' appel-lagione al Pontefice e al Re medesimo, insisteva affinchè 1' ammettessero. D'una brev' ora che domandarono per appartarsi a consiglio, si prevalsero entrambi sottraendosi colatamente.
   Nè differirono i Faentini ad armarsi, ed uscendo in campo col PodestĂ  Gallino d'Agliate, attendarono ai muri d'Imola (17 Maggio). V'accorsero col pieno esercito i Bolognesi guidati dal lor Pretore, e s'aggiunsero coi Cesenati Aghinolfo Conte di Romena figliuolo di Guido Guerra, e i sussidi di For-limpopoli .e delle altre terre benevole. Intervennero i vessilliferi perfino ad otto , due per ogni quartiere, l'uno de'militi l'altro del popolo. Ed è questa la prima volta che di lor si faccia menzione negli atti pubblici. Eranlo de' militi Azzolino dei Lambertazzi, Guido di Guido de'Lambertini, Go-descalco de'Carbonesi e Graidano de'Geremei; del popolo Cazzanemico de'Porconcini, Rodolfo di Guido Ungarelli, Egidio da Saragozza e Simone Zen-zani. Al sesto dì i cittadini maltrattati in una bat-glia, e respinti fino alle porte implorarono l'intercessione d'Enrico e del suo Comune, e l'otteri-nero a condizione d'assoggettarsi alle prescrĂłutoi de' Faentini. Giurarono dacchĂ© l'angustia noJhjfcfi-niva miglior consiglio (26 e 27 Maggio). Gli ortaggi perfino a venti presentati alle nostre tende, furon
   bi che il ritenevano