BOLOGNESI
avevan posta la Ctocc, quei di Faenza il Leone.— Nè, dopo un tal fatto degli emuli , troppo differirono a scuotersi i Faentini, e avanzando in arme perfino al Chiostro di Frattaria, provocaronvi gli offensori, e fu in breve manomesso Castel Latino con altre nove fra rócche e ville (i Gennaio). Sorsero in seguito per loro cura due Castella a guardia de'passi l'uno sulla Cosna, e denominaronlo Castel san Pietro, l'altro a Prato del Monaco presso a'confini del Ravennate, che fu detto Castel Leone. E già ad assisterli usciva in campo il Carroccio dei Bolognesi , e un esercito raddoppiato minacciava Forlì d' assedio, quando a quel popolo parve opportuno il sottrarsi a rischio chiamando ad arbitro della contesa il nostro Comune. — Reggeva a quei dì in Bologna Alberghetto Pandimiglio da Trevigi.
Erano Consoli de' Mercanti Bongiovanni di Tet-talasina , Rodolfo di Guido degli Ungarelli e Bartolommeo de'Principi; de'Cambiatori Pietro Guaz-zoli , Zanino d'Alberigo ed Egidio o Zilio de'Fo-scarari. Eran Giudici Gerardo d' Unzola, Alberto di Guido Grasso , Gioseffo de' Toschi , Odone dei Ghisilieri, Ugolino di Primadizzo , Jacopo Piccoli, Piero di Carabona e Zampolo de'Corvi. Procuratori Ardizzone de' Rustigani, Petrizolo de' Manfredi e Guido de'Tantidenari. Dinanzi ad esso fu imposto che convenissero entro allo spazio d' un mese gli oratori delle Città contendenti per ascoltarvi quella sentenza che gli piacesse di pronunziare , e dell'osservanza rispondessero col giuramento le lor credenze. Ascoltaronlo a nome pubblico nelle due terre Guido di Boncambio e Jacopo di Balduino maestri in Legge, Bonifazio de' Lambertazzi, Ramberto di Baziliero, Munsarello de'Carbonesi e Ramberto dei Ghisilieri ; e al prescritto giorno comparvero nella curia pe'Faentini Talamazzo da Cremona Pretore, ed alcuni Savi di quel Comune, e con altrettanti pe'Forlivesi, il Pretore Jacopo Naso di Bartolommeo Carbonesi (4e 6 Giugno). Se non che Alberghetto ritrovò gli animi sì maldisposti a conciliazione,