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Annali della cittŕ di Bologna dalla sua origine al 1796
Tomo Primo
Salvatore Muzzi
Tipi di S. Tommaso d'Aquino, 1840, pagine 559

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a cura di Federico Adamoli

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   BOLOGNESI
   a57 •
   Aveva esso Ubaldo ottenuta da Ottone la conferma dei diritti qualunque e dei possedimenti della sua Chiesa nella Romagna ed altrove, e non erano taciute in quella molte CittĂ , fra le quali Cesena. Così ne' frequenti litigi fra Roma e 1' Impero per lo diretto dominio, accadeva non rade volte che i Vescovi nelle stesse terre di Chiesa ricercassero l'investitura dei temporali diritti o da ammendue o dal piĂą forte. A' Ravennati medesimi , che si mischiarono nella querela fra il loro Vescovo ed il Comune di Cesena , fu sottrata la Pieve di Pisignano , e le terre spettanti ad essi, e i Cerviesi furon gravati d'imposizioni illegittime. S'armarono finalmente a reprimerlo, chiesti d'aiuto, i Comuni di Bologna, Faenza, Forlì, Forljinpopoli, Rimino e Pesaro; nè s'astenne Malvicino Conte con quanti Nobili rilevavano dall'Arcivescovo nell'Esarcato, e per la Pen-tapoli , susseguirono incendi e stragi reciproche. Piacque in fiqe ad ambe le parti, che le quistioni si finissero per compromesso. Fu scelto ad arbitro uno de' nostri Giureconsulti per nome Jacopo di Balduino (8 Gennaio), e s'astrinsero all'osservanza del lodo eh'ei proferisse, l'Arcivescovo per la sua Chiesa, e pei Cesenati Bonifacio de' Lambeutazzi raoconfermato nella Pretura (i3 Giugno). In sì fatto modo fu ripristinata la quiete.
   Parecchi fra gli abitanti di Medicina e di Arge-lata, sdegnando per quanto appare il nuovo dominio, vennero a domicilio in Bologna protetti dal Comune, ed accresciuti d'immunitĂ  e privilegi. E vestigio contemporaneo di nimicizia tra famiglie possenti. Tommasino de'Macagnani, e Matteo de'Samaritani cederono all'autoritĂ  del Pretore e si raccom-posero.—Un incendio al Luglio guastò gran parte della CittĂ  (4 Luglio). Si estese questo per le quattro strade di san Donato, san Vitale , Maggiore e di santo Stefano, sicchĂ© può dirsi che ardesse almeno un terzo della CittĂ . L'acque, rovesciate sopra le fiamme, rimescolandosi ai gessi calcinati dal fuoco (chè a que'giorni la CittĂ  nostra era in gran