BOLOGNESI
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dall'Arbore e Jacopo d'Alberto d'Orso.—Eccitava a quel tempo 1' emulazione delle altre terTe Italiane la celebrità delle nostre scuole, sorgente alla Città di dovizie e di preminenze. Nè rado era, che i Maestri di maggior nome . sedotti dalla speranza di più ricco stipendio, s'allontanassero con detrimento dell' onor pubblico : e Pillio da Medicina, a tacer d' alcuni per loro origine estranei , aveva recentemente obbligata 1' opera sua a' Modenesi per cento marche d'argento. Da'suoi scritti medesimi è manifesto che il determinò a compiacenza per lo Comune di Modena la molta somma de'debiti che lo gravavano, contratti la maggior parte in favor degli amici. E nocque assai senza dubbio allo studio bolognese 1' assenza di siffatto maestro , che oltre alla molta perizia nelle Leggi Romane , dichiarate per esso con sommo applauso e con frequenza d'ascoltatori , non era inerudito ne' Canoni , ed avea fama di egregio patrocinatore nel Foro. Egli infatti nell'anno primo d'Urbano andò a Verona, e vi difese in diffidi causa i Monaci di Cantorbery ; ed altre cause pur vinse contra possenti avversarvi. Perciò sua fama crebbe a tanto che i Modenesi aggiunsero alle cento marche (vale a dire alle libbre d'argento 66 e due terzi) il diritto di cittadinanza, ed onorificenze e regali, che il persuasero a permanenza perpetua.
Per questo fatto piacque infine al Comune d'imporre un freno al disordine, e fu decretato che nessuno osasse intraprendere il magistero , se non se data fede di non distogliersi, nè prestarsi a fatto o consiglio , che scemasse la dignità dello Studio. Il Pontefice al tempo stesso confermò una legge promulgata negli anni addietro in Bologna da Guglielmo Cardinal Vescovo di Porto e Legato per Alessandro , che sotto pena delle censure , divietava e Maestri e discepoli dal perturbarsi a vicenda nei rispettivi diritti d'inquilinato, o aumentando il prezzo agli ospizi, o d'altra maniera; ed impose a Gerardo Vescovo che in ciascun anno li' convocasse