Giovanni Adamoli

Corrispondenza genovese
(1934-1937)


13.06.1934 - Da Giovanni ai genitori




Genova, 13-6-934 XII

Genitori carissimi,
vi avverto di non aver ricevuto, entro i termini più o meno soliti, il mio mensile.
Forse, non trattandosi di smarrimento, fo bene a sollecitarne l’invio. A parte che son rimasto disperato, mi secca dover ritardare i miei obblighi verso la padrona di casa.
Non ho troppe cose da narrarvi. A giorni s’inizieranno gli esami scritti s’intende. In cifra rotonda tra l’8 e 10 luglio sarò a Teramo.
Notizie alla spicciolata dei miei esami non vi darò, i risultati se felici od infelici li saprete al mio ritorno.
Le scuole medie si sono chiuse. Quali i risultati?
Rispondetemi se avete voglia, parlandomi di cose pure, di cui non vi ho domandato... chiacchiere siano anche inutili.
Mi saluterete tutti.
Baci carissimi.
Giovannino

Questa mattina verso le 10,10 c’è stata a Genova una non lieve scossa di terremoto. Io ero in classe, che leggevo il giornale, e mi son sentito il tavolino barcollare sotto i gomiti. Tutta l’aula, grande com’è, ha risuonato sinistramente.
A tale danza improvvisata, io correndo vispamente mi sono andato a mettere sotto l’arco della porta. Un mio compagno che era lì con me quasi istintivamente s’è venuto a mettere sotto l’arco anche lui, però non abbiamo esternato il nostro quasi (sott). Spavento reciproco; e solo quando da terzi abbiamo sentito parlare di terremoto, ci siamo scambiate le nostri impressioni...

Siamo o non siamo noi!!!



12.11.1934 - Da Giovanni ai genitori a Teramo in Via Anfiteatro 13



Genova, 12 novembre 934 XIII

Genitori carissimi,

prego innanzitutto non voler giudicare così male la mia ultimissima lettera come potrebbe a prima vista sembrare. Voleva avere il carattere di un telegramma, ma telegrammi in persona per simili occasioni spero non doverli fare mai, senza contare poi che simili eccessi non sarebbero giammai da me raggiunti. L’insistenza della padrona di casa in un primo tempo mi destò un po’ di riso, a vederla così sbigottita per il denaro; in un secondo tempo mi urtò parecchio, in un terzo ed ultimo però dovetti convincermene per conto mio. Sarà per le “palanche” un po’ troppo “zgenese” ma infine è abbastanza bisognosa, essendo il figlio disoccupato, il marito occupato periodicamente e in questo ultimo mese indisposto. Quindi mi son convinto che una simile dilazione, sia pure relativamente breve, non poteva permettersi il lusso di fronteggiare. Ma la mamma è venuta ed ora sembra più arzilla. A titolo di pettegolezzo poi io e di Paolo abbiamo saputo che il figlio è uscito ragioniere adesso ad ottobre e noi che credevamo che lo fosse già da parecchi anni?! Forse dopo tanti anni che rifaceva gli esami s’era anche lui convinto di esserlo ed ora finalmente lo è. Questo lo dico pure in relazione a quella disoccupazione sopra citata sperando quindi che ora trovi da impiegarsi.
Ora rileggendo la vostra ultima lettera mi accingo a rispondere sui vari punti. I documenti in segreteria li presentai, e di ciò già ho detto in un’altra mia, e come pure feci amicizia con la segretaria, aprii quella parentesi ecc. Ecc. Le altre 250 lire che dovete mandarmi prendetele pure con comodo, ma di un comodo non sfacciatamente esagerato perché disperato del tutto non voglio rimanere e poi quel che ho difficilmente mi sarà sufficiente.
Circa la restituzione della prima rata di quest’anno già da me pagata quando mi iscrissi al II anno, ho già pure parlato, quindi proseguo nel rispondere. Per il Guf cercate di procurarmi al più presto la tessera per il XIII anno che mi riesce sempre utile e indispensabile per completare il documento carta d’identità; essere iscritti contemporaneamente ai due Guf è una sciocchezza, in prima perché non sarà possibile, in seconda perché è un dispendio economico inutile senza contare tutti i fastidi che avrei e per i quali a Teramo io sono pienamente giustificato. Di Concettina, ”la provinciale e studentessa delle scuole sù”, mi farete un’ampia relazione narrandomi delle sue impressioni, dei suoi esami e relativo esito che spero certamente buono. Mi dite di Sisina che si è laureata col massimo dei voti, e ciò fa onore al nostro nome che dovrà salire instancabilmente sempre più in alto; debbo però ancora rallegrarmi con Gelasio, non mancherò certamente ed inoltre giacché mi avete detto che si è accaparrato un posticino alle Magistrali di Terni ditemi pure a che classe insegna.
Ora dobbiamo riprendere un quesito che noi, l’anno scorso logicamente abbandonammo. Gelasio le poche volte che sono stato da lui a far visita mi ha ridetto se volevo andare a stare con lui, giacché la camera di Triestina è libera. Io ho risposto sempre con indecisione perché non so la vostra opinione: ora cerco di dire quali sarebbero secondo me i pro ed i contro. La moglie, sarebbe appesantita nelle occupazioni, qualora io andassi, sino ad un certo punto perché ora ha la donna di servizio la quale non deve impressionare perché è brutta abbastanza, ed è un tipo su per giù come la nostra ex Annunziatina un po’ più civile s’intende. Il mio inconveniente sarebbe quello di non poter fare il lunatico come lo faccio con la padrona di casa e come del resto è nella mia necessità cioè per qualche giorno parlare, per altri no, alzarmi quasi subito da tavola per ritirarmi nella mia cameretta limitandomi a dire una sola parola di convenienza “permesso!”, e niente altro; a casa di Gelasio dovrei essere meno rigido, il che forse, dico la verità mi riuscirebbe molto fastidioso nel mio complesso e nei miei fini da quando in qua forse esageratamente assolutisti, ed anche perché il mio comportamento, se pure un po’ originale, costituisce, come ripeto, per me una necessità quasi indispensabile. Però vi è un fattore importante abbastanza, che è quello economico; a casa di Gelasio non dovrei pagare il mensile, escluso, è logico, quelle spese da me originate perché certamente non dovrei essere un carico finanziario; ma poi questo, e credo sia spontaneo, non è né nell’intenzione nostra né in quella di Gelasio.
Voglio prospettarvi tanto per un’idea come una qualunque bene inteso, il vantaggio finanziario; non staremmo certo con Gelasio a fare simili contratti ma le 90 lire per esempio della camera non dovremmo pagarla ed è già quello, tanto per dire una cosa, che io verrei a costare invece di £ 350 (le cinquanta lire mie non le conto come spesa in più) lire (350-90)=£ 260. Il vitto dalla padrona di casa io vengo a pagarlo £ 8 al giorno, ma qui c’è il margine di utile e questo margine non sarebbe da contare a casa di Gelasio. Poi ci sono altre 20 lire che io pago alla padrona per colazione e di sera ed anche queste, comprendendo l’utile, sarebbero ridotte al semplice costo. Vedete quindi come io costerei anche di meno di 260 lire; mi sembra ciò un vantaggio notevole; ciò ho detto tanto per un’idea qualsiasi perché non sarebbero certamente i termini del contratto. Voi mi dite che resteremmo obbligati per il fastidio, anzi invece di fastidio voglio dire per il favore che riceveremmo. Ma anche su ciò non dovremmo essere mica scioccamente splendidi, perché sarebbe fuori posto, dignitosi si, e questo non è il caso di dirlo. Fateci un po’ voi le vostre considerazioni e rispondetemi al più presto in modo che io sia più deciso se Gelasio dovesse riprendermi l’argomento (ed il che starebbe a provare che direbbe non per convenienza); perché, se così fosse, cioè per convenienza allora lui non me ne parlerà più e tutto questo mio scrivere andrebbe a vuoto. Comunque formulateci le vostre idee.
Ora saltando da un punto all’altro: nell’ultima vostra lettera non capisco, vero è, non mi è chiara una frase “al ritorno saprai il perché: conosciuto per esperienza” (l’argomento a proposito da voi trattato era quello di non correggere le parole dei professori anche se mi sembrassero sbagliate e di stare attento ai compagni). Prego volermi spiegare la frase, certamente ambigua, anche per iscritto.
Un’altra cosa: quel mio povero violino che lasciai indisposto l’avete mai fatto accomodare, mi diceste che lo mandavate dal Prof. Righetti? (Di questi anzi datemi un po’ l’indirizzo preciso perché voglio mandargli una cartolina). Il violino desidererei trovarlo, questo si “al mio ritorno”, guarito: perché non vorrei considerarlo del tutto perduto. L’arte secondo me è una cosa soggettiva, quindi il violino è sufficiente che basti a soddisfare me stesso, non dovrò fare certo delle serate musicali come il mio passato artistico (!!...) ricorda con orgoglio, con entusiasmo e quello che più conta con gloria. Se vi sono notizie me le direte pure.
Rispondetemi su tutto: intanto da me ricevete abbracci, baci, saluti cari
Giovannino

Non mancherete di salutarmi anche le comari: il che se qualche volta non metto per iscritto è sottinteso.



21.10.1935 - Dalla mamma Annunziata a Giovanni in via Assarotti 10-24


Teramo, 21 ottobre 1935 XIII

Saluti affettuosi e felice ritorno
Fernanda e Italia

Saluti e baci
Concettina

Giovannino carissimo,

che avrai pensato di questo nostro lungo e insolito silenzio? Ma vengo con questa mia a tranquillizzarti in tempo. Italia, nuova maestrina da cinque giorni, alla casa del Balilla a prestare opera gratuita per ottenere meriti altrimenti non potrà avere nessun posto d’insegnante. Certamente Concettina fa altrettanto per la stessa ragione. Dina ha ricevuto una chiamata da Giulianova un’altra da Pescara per eventuali supplenze ma per ragioni economiche per ora le conviene aspettare un posto a Teramo. Spedì ai primi di ottobre quattro copie delle tesi e più tardi il suo professore dall’estero le fece giungere la sua firma da applicare alle tesi: speriamo che per novembre potrà regolarmente essere inserita per la discussione e ottenere la desiderata e sospirata laurea. Indovina un po’ le spese per dattilografare sei copie e legatura di quattro copie soltanto? Se ne sono andate lire quattrocentoquaranta. Fernanda è tornata a scuola e si atteggia ad una certa importanza come signorina della prima normale. Nei giorni scorsi sono stata molto occupata ad accomodarle uno spolvero di Concettina e lo sono presentemente a cucirle un grembiule nuovo. Conto che per il 28 ottobre sarai a Teramo così potrai vedere Italia come dirigente delle alunne della comare Argia. Saprai già del nuovo regolamento degli studenti universitari che dovranno iscriversi al Guf della città nativa. Hanno bisogno necessariamente di provvedersi della tessera sportiva e prima del 27 ottobre si deve avanzare domanda per essere ammesso ad un corso a piacere. Le istruzioni per sostenere la prova sportiva e la tessera si inizieranno il 4 novembre. Conservo l’articolo del Solco che impartisce ordini al riguardo. Prima del tuo ritorno scrivi fissandoci il giorno preciso. Tu riporta tutto e se ti è possibile anche l’ombrello che potrai, credo, mettere comodamente nella valigia. Stabilisci in tempo e con ordine ciò che ti dovrai prefiggere per ottenere l’occorrente per studiare il programma dei primi due mesi di scuola. Con un po’ di sacrifici e di buona volontà si potrà rimediare a tutto. Per il momento molte sono le spese che si presentano e scarse le entrate perciò solo con la forza della nostra volontà dobbiamo superare gli ostacoli. Per il viaggio mettiti maglia pesante, mutande lunghe e se ci occorre la giacca marrone perché alla notte fa freddo. Tanti particolari discorsi li rimando alle nostre prime conversazioni del tuo ritorno prossimo. Rispondimi subito e cerca di tornare al più presto anche per non ricominciare il mese e togliere le pretese alla padrona di casa.
Con affettuosi baci e abbracci da parte di tutti ti saluto
tua affm.ma mamma



02.03.1936 - Dalla mamma Annunziata a Giovanni in via Assarotti 10-24



Teramo 2 marzo 1936 XIV

Giovannino carissimo,

voglio riprendere le primitive usanze ossia di scriverti ogni lunedì così potrai avere la consolazione di avere un poco fra noi. Ieri finalmente venne Dina in casa e sebbene le avessi mandato a dire per mezzo della comare Argia il tuo desiderio soltanto ieri potetti metterla al corrente del tuo stato d’animo; non ti nascondo però che riferii tutto a voce e non mostrai la tua lettera per non impressionarla molto perché anch’essa ha bisogno di molta calma e la tua scrittura tremolante e nervosa l’avrebbe forse scossa troppo e allora addio insegnamento e salute sua. Voglio augurare con tutto il cuore che questa mia ti trovi molto più calmo. Io prego continuamente per la tranquillità dell’animo tuo e per la forza del tuo spirito. Ieri fu anche festa nel nostro piazzale Pescheria. Festa religiosa perché domenica scorsa per il vento e la pioggia non fu potuta fare la processione di S. Gabriele. Ieri invece il tempo fu discreto anzi buono e allora il nostro attivo Magnanella proseguì con la festa ce riuscì veramente commovente. Solita fiaccolata con disegni diversi e tutte le finestre e i balconi furono addobbati con gli arazzi del Congresso Eucaristico. Fatto particolare. Dietro la statuetta di S. Gabriele c’era un giovane che rassomigliava tutto a te sia nel vestire sia di viso e persino quando si tolse il cappello aveva la tua stessa fronte. Sia Dina che la comare lo videro e me lo fecero notare. Io che sono molto sensibile alle protezioni divine vidi in quel momento te spiritualmente ed ebbi piena fede nell’aiuto di S. Gabriele che non mancherà di esaudire ciò che di bello e di buono il tuo e il nostro cuore desiderano. Non mi nascondere come ti senti. Di me lo dicesti nell’altra tua che ti senti male ed io ti sto sempre a pensare. Ogni giorno che passa mi convinco che una curetta per l’esaurimento nervoso non ti farebbe male ora che si approssima la primavera. Non sei tu il primo caso ma molti giovani che studiano sono colpiti da questa specie di esaurimento seguito da sconforto e mestizia. Perciò se una bella e buona parola, se le carezze dei cari hanno la loro parte nel miglioramento morale anche una indovinata curetta non farebbe male. Informati da qualche bravo studente di Genova di un medito ottimo e fatti fare una visita. Naturalmente tu non dovresti nascondere nulla di ciò che ti senti, anche il tuo stato d’animo e credo che potrebbe riuscirti molto utile. Hai avuto più perdite di sangue dal naso? Per una visita se ne potranno andare al massimo trenta lire poi si penserà per la spesa delle medicine. Preferirei magari una cura per bocca finché sarai a Genova, per iniezioni dovresti essere a Teramo. Ascolta questo mio consiglio e sappimi dire qualche cosa. Una volta a Genova c’era uno specialista bravo un certo Pensi ma ora credo che si sia trasferito a Roma. Io ti dico di farti visitare a Genova perché immagino che ci siano medici più bravi di qui. Anche se la spesa della visita sarà superiore salute varrà come se tu avessi acquistato un buon libro. Se desideri tornare prima Pasqua in questo mese non hai che scrivercelo. Fammi sapere il tuo desiderio non mi nascondere nulla. Ora in casa siamo rimasti in tre. Papà, io e Fernanda. Ieri mattina tuo padre accompagnò Italia a Villa Imperatore per una supplenza di un mese al massimo. Tua sorella è stata comandata dal Dirett. didattico del N.B. dietro proposta del Presidente Preziusi. E così anche Italia incomincia a provare l’emozione dell’insegnamento. Ieri sera quando tuo padre tornò mi fece rimanere molto soddisfatta della posizione del villaggio. Con l’automobile si va prima a Giulianova, poi si prende un altro postale e questo villaggio dista a tre chilometri da Giulianova paese. La scuoletta è di una certa importanza perché vi sono più di trenta alunni e poi sotto si vede il mare, l’arrivo delle barche. La postale si ferma davanti alla porta della scuola. In una parola sarebbe l’ideale, peccato che è per poco tempo. Tuo padre fece il solito contratto a cinque lire al giorno per vitto e così vi sarà anche la parte del guadagno e il privilegio della villeggiatura perch é è un posto salubre. Tuo padre poi con la sua chiacchiera impapisce tutti. Li seppe subito conquistare la simpatia dei paesani e fu molto ben trattato. Questa mattina poi è andato dal Direttore per dirgli che doveva mandare un biglietto per autorizzare il padrone di casa a forzare la porta della scuola perché era chiusa e la chiave l’aveva la maestra titolare di Aquila. Così gli ha detto anche che Italia avrebbe fatto scuola all’aperto trattenendo i bambini in conversazione, in canto, in ginnastica tanto che il Direttore (tipo poco espansivo) non ha potuto fare a meno di dirgli: “Benissimo! Bene!” L’avrà scambiato per qualche Ispettore non in funzione perché tuo padre ha dimostrato competenza pedagogica. Anche il preside di Dina quando gli occorre qualche oggetto lo manda a chiamare e gli chiede consigli. Ora tuo padre con la sua parola lo persuade e si fa dire: “Benissimo”. L’altra sera quando gli portò una serratura lo trattenne fin verso le sei. Valenti (tuo ex preside) disse a papà se andava a scuola per ridere. Al ritorno ci fece ridere perché col preside assistette il falegname a mettere la serratura. Ora ad ogni colpo di martello il preside zicchiava e diceva, hai! Un momento si allontanò e allora il falegname disse: “Non vite come fa? damò che l’avrì masse la serrature!” Poi tuo padre rifece la mossa del falegname che col martello minacciava il Preside, ad una voltata di questi. Se tu fossi stato presente avresti di certo riso molto. Perciò ti raccomando anche ora che sei lontano procura di essere allegro perché l’allegria fa buon sangue e dona tranquillità.
Non più mi prolungo perché so che Dina ti ha scritto una letterona che non finisce mai e temo che ci scriverai: “Ora basta, basta con queste lettere”. Scrivici tu qualche cosa. Attendo con ansia tue notizie. Devo scrivere a Concettina e a Italia. Ti puoi immaginare come sono diventata assidua nel dare notizie! Tanti cari baci e abbracci dalla radice quadrata di nove oppure dal tuo numero preferito. (x y z = papà, Fernanda, mamma)
tua aff.ma mamma

Bacioni cari da Fernanda. Auguri per una pronta guarigione (s’intende del mal d’amore)



09.03.1937 - Da Giovanni alla sorella Concetta a Sant’Omero


Genova, 9-3-937 XV

Cara Concettina,

ho ricevuto la tua lettera ed ho gradito moltissimo il tuo omaggio. In realtà in questi giorni stavo pensando di mandarti una cartolina e la tua lettera quindi è giunta soltanto per rafforzare l’attuazione di ciò che io in sostanza mi ero già proposto.
Comprendo bene la tua monotonia particolarmente sentita quando si è lontano di casa. Anch’io a Genova, pur avendo da fare a da pensare a cose abbastanza serie come per esempio la tesi, il fatto di non essere circondato da un ambiente domestico, ambiente che può essere dato soltanto dalla propria casa, fa si che io senta maggiormente la solitudine e qualche volta anche la monotonia. Per essere spiritualmente a posto qui a Genova avrei bisogno di un piccolo distaccamento teramano formato però da quegli elementi che a Teramo mi sono particolarmente graditi.
Con la tesi vado avanti ma in realtà non posso decidere fino a questo momento se essa sarà discussa a luglio o ad ottobre. Quello che a me soprattutto preme è di potermi presentare davanti al Consiglio Accademico con un lavoro maturo ed una preparazione di discussione più che matura, condizione alla quale non rinuncerò anche a costo di dover discutere la tesi ad ottobre. A Pasqua non tornerò; sarei stato molto lieto di poter rivivere qualche giorno in famiglia e poter rivivere degli incontri che sono soltanto teramani... ma sento che a Teramo perderei molto tempo utile agli effetti della mia preparazione finale ed anche per non avermi pentire dal non avere tutto tentato per dare la tesi a luglio non tornerò; se sarò costretto di discuterla ad ottobre è proprio perché mi sarà stato inevitabile comunque io debbo cercare di sbrigarmi al più presto.
Mi dici della tua intenzione di lasciare d’insegnare alla fine di aprile per pensare seriamente al Magistero. Indubbiamente approvo moltissimo e condivido ciò che è il tuo proposito. Comprendo che insegnare e studiare è una cosa faticosissima e quando dopo la lezione ti senti stanca, la tua stanchezza merita ed esige un giusto riposo ed un giusto svago. Auguriamoci che papà si trovi nella possibilità di farlo. Certo si è che un altro anno quando nel bilancio famigliare non ci sarà più la spesa da sostenere per me, tu ed Italia inizierete, in piena regola ed in piena efficienza una regolare frequenza all’Univerisità, condizione indispensabile per uno studio serio e condizione indispensabile soprattutto per la facilitazione dello studio stesso. Io un altro anno avrò il servizio militare, comunque vi assicuro nel modo più assoluto che appena comincerà a scattare il mio stipendio questo sarà integralmente e completamente rivolto insieme con le altre risorse famigliari al raggiungimento completo della vostra professione la quale è da considerarsi raggiunta soltanto nell’ambito del “dottorato”.
Mi mandasti dei saluti da Nereto; e nella tua cartolina c’erano anche i saluti di Adele. Ora ti prego di affrettarti a ringraziare da mia parte o anche a mandarmi l’indirizzo di Adele perché io possa direttamente ringraziare. I saluti di tutti mi riescono graditi e non posso e non debbo mostrare una zotica indifferenza la quale potrebbe certamente trasparire dalla mia congenita pigrizia nello scrivere ma da essa non appartiene in verità e non corrisponde certamente al mio animo.
Augurandoti buon lavoro e pieno esaudimento dei tuoi propositi ricevi i miei carissimi saluti e baci.
aff.mo
Giovannino



14.05.1937 - Da Giovanni ai genitori a Teramo in Corso al Trivio


Genova 14 maggio 1937 XV-II

Inviatemi il mensile scaduto sin da giorno 11

Genitori carissimi,

oggi mi son deciso a rispondere alla vostra ultima.
Ho ricevuto il pacco contenente la biancheria ed il resto; io però, pur notando il vostro gentile pensiero e pur serbandovi gratitudine nel mio animo per tutto il vostro affacendarvi avente per iscopo un sempre mio migliore benessere, del mangiare ne avrei fatto a meno molto volentieri. Comprenderete che io non potendo trasformare la mia cameretta in un fondachetto ho preferito consegnare tutto alla padrona incaricandola di redistribuirmi gradualmente il contenuto. In realtà dovetti fare la faccia tosta perché mi vergognavo a mettere in evidenza il vostro carattere così provinciale e così paesano. Poi ricevendo la vostra lettera ho saputo che nel pacco ci avevate messo anche il pane; mi auguro che la padrona non mi parli di questo altrimenti mi toccherà arrossire un’altra volta. Ho ricevuto pure il vaglia di £ 300 che ho già riscosso. Nelle 300 lire sono compre anche le venti lire inviatemi da Italia e in un’altra lettera ricevetti altre lire dieci da Concettina. E’ inutile che io vi stia a mostrare la mia gratitudine perché questa, oltre che sottintendersi, vi assicuro che non avrà limiti.
Ho consegnato la tesi al Professore per avere un primo giudizio e riservandomi di fare ancora l’ultimo capitolo riguardante gli effetti dell’allineamento in Francia e in Italia, per i quali, essendo l’avvenimento molto recente non vi sono ancora dati statistici a sufficienza. Questo però non nuocerà alla mia tesi perché nell’ultimo capitolo ho già progettato su per giù che cosa dovrò mettere e i pochi indici che per ora posseggo sono già sufficienti per arrivare alle conclusioni a cui intendo arrivare. L’ultimo capitoo svolgerò con tranquillità a Teramo. Ho pure già fatto la tesina di Diritto Corporativo a cui farò dare un giudizio dal corrispondente professore; ma i giudizi, nel complesso, ho piena fiducia che saranno positivi poiché nella compilazione della tesi e della tesina vi assicuro che non mi sono applicato per ischerzo. Provvederò alla tesina di Merceologia in questi giorni e preparati e superati i due esami di luglio, credo di poter iniziare con tranquillità la preparazione finale. “Quando si è impegnati in una lotta, o Camerati, non è tanto il tempo che conta ma la vittoria. B.M.” Le massime del Grande Duce mi saranno di guida nella vita. Pertanto caramente vi saluto, bacio ed abbraccio

Giovannino


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