Gelasio Adamoli
La direzione de "L'Unità" (1951-1957) - Lettere al Direttore


Teatro Carlo Felice (1951)

Io sono fra coloro che, pur avendo un grande rimpianto per la Sala del Barabino, riconosco assurda una ricostruzione dell'ex-Teatro Carlo Felice così come era prima della sua distruzione. Però non capisco perché, una volta deciso il Concorso per una sala rispondente alle concezioni moderne, non si sia costruito altrove il Teatro Comunale, liberando così il centro di Genova di uno dei maggiori ostacoli per una normale viabilità. Mi hanno detto che con il valore dell'area che si renderebbe libera la Piazza De Ferrari si potrebbe costruire completamente un nuovo grande Teatro moderno, ad esempio nella zone degli Orti Sauli. Emilio Isola

La soluzione che lei prospetta, era stata attentamente considerata dalla precedente Amministrazione comunale ed era stata scartata dopo approfondito esame. Anzitutto ad una soluzione di questo tipo si oppongono degli impedimenti di carattere formale. La parte esterna del Carlo Felice è rimasta nelle sue strutture fondamentali e non sarebbe possibile abbattere il Pronao o i portici, limpidi saggi dell'epoca aurea della architettura neoclassica italiana, senza una serie di approvazione da parte degli organi preposti alla tutela del patrimonio artistico nazionale.
Io sono convinto che una autorizzazione di questo tipo non verrebbe mai concessa e, personalmente, penso con ragione.
Ma vi è una questione più profonda che il solo rispetto formale delle ricchezze della nostra arte. Il Teatro Carlo Felice fa parte del volto di Genova, vorrei dire che ne è una fondamentale caratteristica. Esso, insieme con il Palazzo della Accademia, forma una grande quinta di Piazza De Ferrari, piazza quanto mai irregolare e indefinita architettonicamente che proprio da quel superbo complesso che la limita a Nord e a Est riceve un sigillo di solenne nobiltà.
Al posto dell'attuale massa barabiniana potrebbe sorgere un qualche informe casone, date le esigenze speculative di una tale costruzione, e vale proprio la pena di far correre alla Superba un rischio simile?
Inoltre il Massimo Teatro di una grande città ha una sua funzione rappresentativa e popolare, checché ne dica l'attuale Giunta.
Esso deve essere concepito come un elemento di vita per tutti e quello che è di tutti non deve cedere il posto a quello che è solo di qualcuno.
Per quanto si riferisce alla viabilità, la eliminazione dello sperone rappresentato dai portici occidentali del Teatro, non risolverebbe affatto la situazione. La viabilità di quella zona è condizionata da Via XXV Aprile la quale resterebbe come è, con tutte le sue attuali insufficienze. La questione della viabilità verso Principe De Ferrari allungherebbe molto il nostro discorso, ma credo che lei sia convinto che la tortuosità del sistema via XXV Aprile - Portello "Zecca" - Nunziata - Via Baldi non sarebbe in nulla migliorata con il sacrificio di un monumento che ha sempre qualcosa da dire ai genovesi e agli italiani.
In quanto poi alla questione del finanziamento, a parte il fatto che sia da escludere che con il valore dell'area attualmente occupata si possa effettuare la costruzione completa di un Teatro Comunale moderno e fornito di tutte le attrezzature, essa va posta - in questo caso - in via subordinata. A furia di poggiare gli atti di umanità sui calcoli finanziari, siamo arrivati dove siamo arrivati: permetta almeno che gli organismi pubblici, quando ne abbiano la volontà, reagiscano alla teoria della priorità del denaro su quella dello spirito e della difesa delle sane tradizioni.
Comunque non si può non considerare, sia pure in via subordinata, la questione finanziaria e le assicuro che il progetto approvato dalla precedente Amministrazione, e che è in via di perfezionamento, ha in sè gli elementi per un auto-finanziamento della ricostruzione del Teatro, il quale, conservando i suoi classici lineamenti esterni, sarà nell'interno un Teatro per i nostri tempi e anche per quelli di un prossimo avvenire.


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