Gelasio Adamoli - La direzione de "L'Unità" (1951-1957) - Lettere al Direttore


Una quinta colonna al “Nuovo Cittadino”? (1951)

Ho letto nel “Nuovo Cittadino” di domenica scorsa la riproduzione di un articolo di “Europa Nuova”, organo della Legislazione cecoslovacca a Roma. Da esso risulta chiaramente a quale supersfruttamento sono sottoposti i lavoratori di quel disgraziato Paese dominato dal comunismo. Perché non lo riproducete anche nel vostro giornale? Temete di far conoscere qual'è la sorte che sarebbe riservata ai lavoratori italiani se anche l'Italia cadesse preda dei comunisti? (Prof. L.M.)

             Voglio anzitutto ringraziarla, egregio professore, di aver attratta l'attenzione della Redazione dell' “Unità” su un interessantissimo articolo, che lei vede pubblicato oggi, qui in questa stessa pagina, con lo stesso titolo col quale è stato presentato dal “Nuovo Cittadino”.
             Certamente lei pensava di mettere in imbarazzo noi poveri tapini dell' “Unità” ed invece si trova ad essere un po' nostro collaboratore, cosa che forse mette lei in imbarazzo, per via di certi decreti del Santo Uffizio per i quali, ho ragione di ritenere, lei debba avere piena considerazione.
             Per contraccambiare in qualche modo la sua “collaborazione”, permetta che le consigli di andare subito da Don Andrianopoli, che come sacerdote potrà forse tranquillizzare la sua coscienza e come direttore del “Nuovo Cittadino” potrà forse spiegarle perché ha creduto utile, per la causa dell'anticomunismo a ci si è dedicato anima e corpo, di pubblicare l'articolo in questione.
             Dica anzitutto a Don Andrianopoli che cerchi di ricordare meglio le cose. In un breve commento all'articolo è scritto che “articoli del genere parola più parola meno, ma traboccanti dello stesso... entusiasmo ne abbiamo letti a migliaia sotto la dittatura fascista”. Qui c'è un piccolo errore, poiché i giornalisti del “Cittadino” e del “Nuovo Cittadino” (che non sono la stessa cosa) articoli di questo tipo non ne hanno mai potuto leggere durante la dittatura fascista, articoli di entusiasmo per il duce e per Farinacci essi non solo ne hanno letti, ma soprattutto ne hanno scritto.
             Dica poi a don Andrianopoli, da amico, che si guardi bene attorno. Che la famosa “quinta colonna” comunista si sia infiltrata anche nella redazione della Curia genovese?
             Vorrei ancora dimostrarle la mia gratitudine mettendola in condizione di non usare qualche parola a vanvera, cosa certamente non degna di un professore. Vorrei che lei fosse in grado di capire che la parola sfruttamento non ha più significato nelle Nazioni che ne hanno estirpato le radici: il capitalismo.
             Mi faccia avere il suo indirizzo e in tutta riservatezza le invierò il testo del discorso pronunciato da Stalin, nel 1935, alla prima conferenza generale degli stakanovisti dell'U.R.S.S. “Per una vita più bella e felice”. Anche lei, professore, assorbirà da quelle parole il senso della gioia e dell'onore del lavoro liberato da tutte le catene.


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