Gelasio Adamoli - La direzione de "L'Unità" (1951-1957) - Lettere al Direttore


Protesta di miope (1952)

Sono rimasto offeso nel leggere il racconto umoristico pubblicato nell'”Unità” di domenica 15 giugno “Un miope in tranvai”. Io sono miope e mi sono stupito che un giornale serio come “l'Unità” abbia pubblicato uno scritto che schernisse chi è costretto a portare gli occhiali. (Un lettore di Voltri)

             Ho mandato la sua lettera al compagno Leporini, autore dell'articolo che ha toccato la sua suscettibilità.
             Mi par di vederlo il buon Leporini. Ecco, si è tolto un momento i suoi occhiali da miope, ha pulito lentamente e con cura le spesse lenti e, rimessi a cavaliere del naso uno dei suoi beni più preziosi, quello che gli permette di far emergere dalle nebbie della sua miopia la realtà fisica delle cose, si accinge a leggere la strana lettera che gli è pervenuta.
             Da buon umorista, Leporini sorride leggendo lo scritto del lettore di Voltri e il suo articolo, che certamente l'aveva molto divertito nel momento in cui lo scriveva, gli ha donato un piccolo supplemento di buon umore.
             Debbo ancora dirle che ho cercato di rafforzare la sua protesta con quella di qualche miope più a portata di mano ed ho fatto un certo lavoro qui, nell'interno della nostra Redazione, poiché, forse per colpa di questo nostro benedetto mestiere, di tipi occhialuti ne circolano parecchi nelle nostre modeste sale (le confesso e lo dico a lei solo perché è un mio piccolo segreto, che anch'io da qualche tempo ha appreso ad apprezzare l'invenzione trecentesca di Alessandro della Spina...).
             Ma invano, poiché tutti si sono dichiarati solidali con Leporini e non certo perché loro collega in giornalismo ma perché, con il suo racconto domenicale, che essi – come lei – hanno letto con tanto di occhiali sopra il naso, li aveva fatti sorridere del loro stesso fastidio quotidiano (se fastidio è risolvere il grosso problema, sotto ogni aspetto, di vederci più chiaro...).
             Lei scrive che si stupisce che un giornale serio come l'Unità pubblichi racconti di quel tipo. Ma l'umorismo è una cosa tremendamente seria, tanto seria che ha tratto il suo nome addirittura da una scienza medica che, con tale termine, indicava, nel passato, la ricerca delle malattie che alterano gli umori del corpo umano.
             Gli umoristi sono dei bravi medici, lo creda, riescono talvolta ad arrivare alle radici dei nostri brutti umori, riescono a colorare di rosa anche ciò che ha tanto grigiore o che pesa tanto nel cuore degli uomini. E guai se tutti coloro che si riconoscono in qualche modo nei soggetti trattati dagli umoristi reagiscono come lei!
             Chi salverebbe dai gobbi, dai strabici, dai distratti, dai grassoni, dai balbuzienti, dagli spacconi, dai nasuti, dai calvi, ecc. ecc., Pirandello, Twain, Dickens, Jerome K. Jerome, Rabelais, Cyrano, Ariosto, Zavattini?
             Ascolti un consiglio, caro lettore di Voltri, pulisca ben bene le lenti, rilegga il racconto di Leporini, scacci quella smorfia di dispetto dal viso e, via, senza timore di apparire un capitolardo, lo faccia anche lei un bel sorrisetto...


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