Gelasio Adamoli - La direzione de "L'Unità" (1951-1957) - Lettere al Direttore


Proprietà nell'URSS (1952)

Un nostro avversario intellettuale ha sostenuto con me che nell'Unione Sovietica la proprietà privata è stata distrutta e che la proprietà è esclusivamente dello Stato. Io sostenevo che oltre alla proprietà dello Stato esiste anche quella cooperativa. (Leopoldo Tracchi Ilva – Savona)

             Neanche tu hai completamente ragione, poiché nell'Unione Sovietica esiste la proprietà sociale statale, la proprietà sociale cooperativa e la proprietà privata individuale. La cosa importante non è però la classificazione della proprietà (in termini giuridici le suddette forme di proprietà si ritrovano anche negli Stati ad economia capitalistica), ma è la natura dei beni che vengono a comporre le diverse forme di proprietà ed è l'origine della proprietà stessa.
             La proprietà privata che è stata definitivamente distrutta nell'URSS è quella dei mezzi di produzione e di scambio (fabbriche, banche, impianti industriali, aziende di trasporti, di costruzioni, ecc.), la proprietà che ha le sue radici nello sfruttamento del lavoro umano e che è diretta attraverso l'accumulazione capitalista, ad allargare e ad aumentare tale sfruttamento.
             Il tuo “intellettuale” contraddittore se fosse vissuto all'epoca del trapasso dalla società feudale alla società borghese, quando ogni forma di schiavitù, ossia di proprietà privata della stessa persona fisica, venne eliminata, probabilmente avrebbe proclamato – come proclamarono certi “intellettuali” del tempo – che si era intaccato il sacro principio della proprietà privata. L'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio nella società socialista costituisce la eliminazione di una forma di schiavitù di massa non meno grave e non meno brutale della schiavitù individuale delle prime fasi delle società divise in classi e costituisce l'introduzione di una morale profondamente umana, perché profondamente giusta, la morale socialista, al posto della morale capitalista basata sull'avidità di profitto, sulla corruzione, sullo sfruttamento del lavoro umano, sulla divisione degli uomini e dei popoli.
             Oltre la proprietà sociale statale, la proprietà di tutto il popolo, esiste la proprietà sociale cooperativa, tipicamente le cooperative di produzione agricola (colcos), organizzazioni volontarie di contadini che, ottenuta gratuitamente dallo Stato la terra nella misura richiesta dai soci, mettono in comune il lavoro, gli attrezzi e il bestiame. Tutti i proventi della produzione, che derivano dalle somme versate dallo Stato in corrispettivo del valore dei beni ad esso consegnati, sia dai ricavi delle vendite al libero mercato, vengono ripartiti fra i soci, in base alle giornate lavorative. Senza entrare in altri particolari, sul funzionamento dei colcos, credo interessante precisare che al riparto dei proventi della produzione collettiva partecipano anche i vecchi lavoratori.
             Accanto alla proprietà sociale esiste nell'URSS la proprietà privata il cui carattere è il consumo, proprietà di origine e di natura completamente diversa dalla proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio, il cui carattere è lo sfruttamento.
             Nell'Unione Sovietica si può essere e si è proprietari di alloggi (lo Stato incoraggia fortemente la creazione della proprietà della casa in cui si abita), di automobili, di appezzamenti di terra per orto o per giardino, oltre che di tutti i beni, nella loro varietà di qualità e di prezzo, necessari alla casa, alla famiglia, all'individuo.
             Con il frutto del lavoro onesto ogni cittadino sovietico può salire la scala del benessere e disporre di tutti i beni, dai più preziosi ai più umili, poiché la formula socialista “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo il suo lavoro” gli garantisce la creazione di uno standard di vita il cui livello dipende solo dalla sua volontà e dalla sua capacità. La proprietà privata dei beni di consumo è veramente protetta nella società socialista. La legge socialista non ha nulla a che vedere con la legge capitalista, la legge – come dice Marx - “del sequestro, dell'asta, della licitazione”.
             Il tuo “intellettuale” conosce probabilmente la storia delle società e l'economia capitalista solo attraverso i libri della cultura ufficiale borghese, nei quali tutto è idillio e tutto è armonico, secondo le famose leggi dell'automatismo economico. Non conosce la vera storia, quella delle rapine, delle conquiste, delle distruzioni e delle spogliazioni di guerra, del fiscalismo, delle inflazioni, delle congiure dei “grandi” che hanno sempre divorato i “piccoli”, non conosce la realtà di quanto sia inconsistente il diritto della proprietà privata in una società dominata dalla legge della giungla, la legge del più forte. Così come non conosce la realtà della società socialista che attraverso i libelli della propaganda anticomunista o il notiziario della RAI.
             Consiglia al tuo contraddittore di leggere almeno gli articoli della Costituzione sovietica che vanno dal n. 4 al n. 12. Non è un grande sforzo che chiederai alla sua mente e credo che, nonostante tutto, sia in grado di affrontarlo.


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