Gelasio Adamoli - La direzione de "L'Unità" (1951-1957) - Lettere al Direttore


Il Piccolo Teatro (1951)

L'opposizione comunista al Consiglio Comunale di Genova nei riguardi della trasformazione del “Piccolo Teatro Duse”, in “Piccolo Teatro Città di Genova” si è battuta su una questione marginale, quale è quella della formazione della Commissione per la preparazione dello Statuto. Non vi siete accorti che il Piccolo Teatro Duse, per quello che significava, è già praticamente scomparso? Non sapete che quei “giovani”, di cui avete esaltato l'audacia e la tenacia, saranno messi alla porta da attori professionisti, che regolarmente scritturati con contratti dalle rotonde cifre, qui verranno da ogni parte d'Italia? (Un vero amico del “Duse” e del “Circolo”)

             Quella che al nostro lettore è sembrata una questione marginale costituiva in realtà la questione di fondo di quanto sii è discusso l'altra sera in Consiglio Comunale. La posizione del gruppo comunista è stata molto chiara, anche se qualcuno ha fatto finta di non capire. Il Teatro Duse è uscito dalla fase sperimentale proprio per merito di quegli attori e di quei registi che per anni hanno proceduto senza esitazione sulla strada della formazione artistica, riuscendo a costituire per la nostra città un prezioso patrimonio di esperienze e di cultura. Certamente non è stato il “Duse” l'unico centro di queste esperienze, poiché da una diecina di anni un gruppo di appassionati, talvolta in piena unità di intenti, talvolta divisi nelle polemiche che accompagnano spesso le crisi di sviluppo, hanno dato vita a tentativi diversi (ricordiamo il vecchio “sperimentale”, la compagnia “Comoedia”, il Teatro d'arte della Città di Genova, di cui fu promotore la passata Amministrazione democratica), sino a trovare le forme più organiche nelle due attuali formazioni che fanno capo al Teatro Duse e al Teatro del Circolo.
             La Giunta Comunale di Genova ha raccolto la proposta del “Duse” per la formazione di una compagnia stabile genovese e su ciò noi non avevamo da fare alcune riserva, anche perché eravamo a conoscenza dei tentativi di unificazione dei due complessi artistici.
             Il gruppo comunista non poteva non approvare il riconoscimento “ufficiale” del “Duse”, ma tale riconoscimento doveva significare, con l'apporto delle sovvenzioni del Comune e dello Stato, lo sviluppo e non il soffocamento di un organismo così faticosamente creato. L'intervento di una Giunta dominata dai democristiani, di uomini del partito che, come partito di governo, ha vietato l'affissione della riproduzione della “Venere” del Botticelli, che ha fatto naufragare il Festival del Teatro di Venezia, che ha scacciato dall'Italia artisti come Ulianova, Ghilels e Oistrack, che orienta la cultura ufficiale nelle scuole nel modo che è noto a tutti, che ama il metodo degli asterischi semplici o multipli per l'autorizzazione alla visione dei films, che ha ritenuto pericoloso persino il David della “Incom”, non poteva non suscitare delle più che legittime preoccupazioni sull'orientamento artistico e culturale che avrebbe potuto prendere il Piccolo Teatro della Città di Genova. Il gruppo comunista ha chiesto che la nomina della commissione incaricata di dar vita al nuovo organismo venisse fatta dal Consiglio Comunale per costringere la Giunta a scoprire le proprie batterie, per far apparire chiaro che si intendeva escludere l'opposizione dalla gestione del nuovo Teatro proprio allo scopo di non trovare ostacoli nei propositi di soffocamento di quello sviluppo realmente artistico che poteva nascere sulla base di quanto era stato conquistato.
             Si è fatto finta di non capire e la famosa Commissione è stata varata con la presenza, su sette membri, di ben quattro assessori comunali. Così il Piccolo Teatro della Città di Genova inizierà la sua vita senza uno statuto, sull'impostazione artistica necessariamente peserà la Commissione che intanto, come primo atto e non sappiamo con quali poteri, sta scritturando artisti professionisti. Si è mantenuto il nome del “Duse” ma, giustamente dice il nostro lettore, si vuol far scomparire quanto esso significava di esperienze, di passione, di fermento culturale locale.
             Come al solito, sulla base del rapporto dei voti del Consiglio Comunale, qualcuno ha sogghignato sulla “sconfitta” dell'opposizione comunista, mentre in realtà quello che si è tentato di sconfiggere è stato un movimento culturale genovese che tanto interesse aveva suscitato intorno a sé. Ma evidentemente su ciò non si è detta l'ultima parola, poiché non pensiamo che si sentiranno sconfitti quei giovani del “Duse” che hanno amorosamente fatto crescere la loro creatura.


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