Gelasio Adamoli - La direzione de "L'Unità" (1951-1957) - Lettere al Direttore


Otto ore (1952)

Discutendo con alcuni avversari politici mi son sentito dire che le 8 ore di lavoro sono state riconosciute in Italia col regime fascista. Cosa c'è di vero in ciò? (Alfredo Banti – Via Montezovetto 18-e)

             Dopo che De Gasperi con il suo discorso di Napoli di qualche settimana fa si dichiarò pronto a riconoscere “quanto di costruttivo vi è stato nel fascismo” (in quel momento evidentemente non solo la sua coscienza antifascista era alquanto appannata, ma gli stessi suoi occhiali dovevano essere fortemente appannati poiché non gli era più dato di scorgere nemmeno il panorama delle distruzioni di Napoli), si può comprendere come ex fascisti o neo fascisti si sentano autorizzati ad affermazioni del tipo che tu hai riportato. Però voler dare il sigillo del fascismo, ossia di un sistema costituzionalmente antipopolare, imposto con la violenza dai ceti più reazionari della classe padronale proprio per soffocare le libertà del lavoro e per fermare l'avanzata delle grandi masse lavoratrici, ad una delle conquiste più faticose della classe operaia, conquista che deve ancora essere fra l'altro pienamente raggiunta, credo che superi la stessa buona volontà pur tanto generosa del nostro buon Presidente del Consiglio.
             E' bene che tu ricordi ai tuoi interlocutori che fu Carlo Marx ad affermare che “lo stabilire di una giornata di lavoro normale è il risultato di una lotta di molti secoli fra il capitalista e il lavoratore”; è bene che tu ricordi che nel 1889 al Congresso di Parigi, che segnò la nascita della 2.a Internazionale, fu deliberata l'organizzazione di una “grande manifestazione internazionale a data fissa, per modo che, in tutti i paesi e in tutte le città contemporaneamente, in uno stesso giorno prestabilito i lavoratori pongano ai poteri pubblici la condizione di ridurre legalmente a 8 ore la giornata di lavoro” e che tale giornata di lotta per i lavoratori di tutto il mondo fu fissata al Primo Maggio, celebrazione che il fascismo, tanto per non lasciare equivoci, si affrettò ad abolire; è bene che tu ricordi che dagli Impiccati di Chicago (1.o Maggio 1886) in poi la lotta per le 8 ore è costata sangue, arresti, persecuzioni, sofferenze ai lavoratori di tutto il mondo contro quelle forze di cui il fascismo è stata una delle forme più brutali del loro potere di classe.
             E questa lotta è tutt'altro che ultimata. Non voglio qui riferirmi alle forme di super-sfruttamento che continuano ad esplicarsi anche attraverso l'imposizione del lavoro straordinario, ma alla situazione di intere categorie di lavoratori italiani che, compensati con salari di fame, restano impegnati nel lavoro per oltre due terzi della giornata. La grande lotta per la riforma agraria e per la creazione di villaggi e case coloniche che conducono i braccianti e i contadini di Sicilia, delle Puglie e della Calabria per sottrarsi alla secolare e inutile fatica delle ore di marcia fra il luogo di lavoro e quello di residenza è anche la lotta per strappare allo sfruttamento ore di riposo e di sosta.
             Sulla cosiddetta “legislazione sociale” del fascismo hanno espresso mi sembra molto chiaramente, la loro opinione la stragrande maggioranza dei lavoratori italiani che hanno combattuto contro il fascismo e che oggi, raccolti attorno alla grande organizzazione sindacale unitaria e attorno ai partiti dei lavoratori continuano decisamente la loro lotta per l'emancipazione totale delle forze del lavoro.


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