Ho visitato la mostra di Rivarolo e, dato che sono un forte appassionato di pittura, ho osservato sia i dipinti esposti, sia le persone che li osservavano. Da questo ho avuto modo di constatare come vengono giudicate le opere astrattiste o futuriste.
Il giudizio che il pubblico dà, nella maggioranza – che del resto è anche il mio – non è certo lusinghiero; anzi, simili quadri vengono aspramente criticati per le loro forme, per le figure grottescamente rappresentate e per il forte contrasto di colori, a volte persino volgare.
Ora io mi domando, come è mai possibile che in una mostra organizzata da una Sezione del nostro Partito appariscano simili quadri?
Se noi comunisti intendiamo far conoscere l'arte al popolo, esponiamo quadri in cui il popolo riesca a comprenderne il significato, che l'accostino all'arte e non che lo allontanino.
Però v'è di più, mentre la mostra nel suo complesso si può dire riuscita (se si tolgono i quadri in questione) vi sono diversi dilettanti che si sono visti bocciare i loro quadri dalla giuria senza che essa li informasse del perché della bocciatura.
Ho avuto la fortuna di vedere qualcuno dei quadri esclusi e mi è sembrato che con tutti i loro difetti, essi avevano un vantaggio su molti altri accettati, poiché almeno si capiva cosa rappresentavano. Credo inoltre che si sarebbe dovuto premiare, con la accettazione dell'opera, lo sforzo di creazione e di esecuzione che tanti modesti lavoratori avevano compiuto. (Compagno M. Ponte)
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L'audace e bella iniziativa della sezione “Jori” del PCI, che, con gli anni, è andata sviluppandosi nel tono e nell'importanza della realizzazione, ha suscitato discussioni e polemiche che stanno a dimostrare che il Premio Rivarolo ha la sua ragione d'essere. Dibattiti e polemiche sono privilegio delle grandi Mostre: quelle locali difficilmente escono fuori dalla cronaca delle inaugurazioni e dal comunicato della giuria. Quando ne escono fuori vuol dire che sono vive e vitali e credo che ai bravi compagni che dirigono la Sezione di Rivarolo nulla faccia più piacere delle critiche, non solo perché i comunisti fanno della critica uno strumento di miglioramento del loro lavoro, ma soprattutto perché essi ricevono in tal modo direttamente dai cittadini la conferma che la loro annuale fatica risponde ad una esigenza di allargamento del fronte della cultura. |