Gelasio Adamoli - La direzione de "L'Unità" (1951-1957) - Lettere al Direttore


Massoneria (1952)

In questo periodo di invadenza clericale nella vita nazionale credo che anche la Massoneria abbia la sua funzione da svolgere. Per questo non mi pare incompatibile l'appartenenza alla Massoneria con l'appartenenza al P.C.I. (L.S. - Genova)

             Il credito di cui ancora gode la Massoneria italiana presso taluni – e mi pare che lei sia fra questi – come associazione di orientamenti progressisti deriva essenzialmente dal contributo da essa dato alle lotte del Risorgimento.
             Le lunghe persecuzioni a cui è stata soggetta nel passato da parte dei papi e di principi, la sua partecipazione attiva alla rivoluzione francese e allo sviluppo dei suoi principi in Europa, la larga adesione di molti e autorevoli suoi membri alla Carboneria – associazione segreta che aveva riconosciuta l'esigenza dell'insurrezione contro i tiranni stranieri per la conquista della libertà e dell'indipendenza dell'Italia – tutta l'azione svolta dalla Massoneria nella fase storica dell'affermazione dei principi della società borghese, la stessa dichiarata ostilità del fascismo, tutto ciò insomma può perfettamente giustificare il concetto positivo che uomini liberi e progressisti hanno potuto formarsi su questa antica associazione segreta.
             Ma la Massoneria non ha mai perduto la sua fondamentale caratteristica di democrazia piccolo borghese; raggiunta l'unità d'Italia, nel 1870, essa si accodò praticamente alla classe dominante non raccogliendo il contenuto sociale del movimento risorgimentale italiano, restando su un piano di generico umanitarismo e di tradizionale filantropia, esaurendo in definitiva la sua funzione patriottica.
             La Massoneria, che particolarmente nei ceti intellettuali piccolo-borghesi ha continuato ad attingere i suoi adepti, è andata configurandosi come una specie di partito unitario della borghesia italiana, necessariamente legato agli interessi della società capitalistica, anzi, come ebbe a dire Antonio Gramsci in un discorso pronunciato alla Camera il 16 maggio 1925 “la massoneria è stato l'unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo”.
             Le forze patriottiche progressiste italiane sentirono ad un certo momento la necessità di chiarire la loro posizione nei confronti della Massoneria e per questo al Congresso di Ancona del PSI dell'aprile del 1914 fu dichiarata l'incompatibilità dell'appartenenza di iscritti al Partito Socialista alla Massoneria per il profondo dissidio fra la concezione socialista e quella massonica circa l'essenza dei principi di giustizia e di libertà e il modo di realizzarli.
             Evidentemente oggi la situazione non è mutata, anzi l'acutizzarsi della lotta di classe ha fatto cadere anche alcune barriere – come quella dell'anticlericalismo – che tenevano in certi momenti ancora divise le forze reazionarie italiane. Le ultime elezioni amministrative, basate sui cosiddetti apparentamenti, hanno chiaramente dimostrato, e non solo per quanto riguarda i massoni, che il laicismo non è più un elemento di differenziazione di fronte all'obiettivo comune dei dirigenti dei partiti governativi o filogovernativi di battere le forze sane del popolo italiano.
             Gli atteggiamenti di simpatia e di solidarietà che alcuni massoni dimostrano verso le organizzazioni politiche dei lavoratori restano manifestazioni individuali, poiché l'orientamento e l'azione della Massoneria quale associazione risulta conseguente agli interessi della classe dominante.
             La questione anticlericale, che sembra le interessi in modo particolare, non interessa affatto i comunisti, essa non può essere certo un motivo di alleanza e tanto meno di adesione con la Massoneria, anzi è un motivo di più di distacco da un'organizzazione che nella sua struttura settaria e nelle sue finalità appare avulsa dal processo di rinnovamento della convivenza umana.


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