Gelasio Adamoli - La direzione de "L'Unità" (1951-1957) - Lettere al Direttore


L'Inghilterra e il Medio Oriente (1951)

Vorrei conoscere quali sono le diversità degli accordi della Persia, dell'Egitto nei confronti dell'Inghilterra. Perché dalla Persia gli inglesi se ne sono andati, mentre resistono in Egitto? (Guglielmo Di Giubileo – Via Campasso 2-7, Sampierdarena)

             Sia la questione iraniana che quella egiziana sono espressione dell'imperialismo inglese, e ambedue scaturiscono fondamentalmente dallo sviluppo dello spirito di indipendenza dei popoli arabi. Le origini della soggezione persiana sono le stesse di quelle egiziane, sono nella espansione imperialistica dell'Inghilterra, come identiche sono le origini del movimento popolare di ribellione all'antico e piratesco servaggio.
             Però i termini giuridici delle due questioni sono effettivamente diversi e se anche essi hanno solo valore formale nei confronti dell'elemento sostanziale politico, pure presentano un particolare interesse poiché contribuiscono a smascherare sotto ogni aspetto il disprezzo di una grande potenza per i principii dell'autodecisione dei popoli e dell'indipendenza della nazione che, fra l'altro, costituiscono il fondamento dell'ONU a cui gli imperialisti angloamericani sono sempre pronti a riferirsi.
             La questione persiana, giuridicamente, non è una questione fra stato persiano e stato inglese, ma è una questione fra stato persiano e una compagnia privata (l'Anglo Iranian Oil Company) e come tale non avrebbe neanche dovuto investire il diritto internazionale. Il Parlamento persiano ha votato la nazionalizzazione di un'industria operante nel territorio nazionale, che sfrutta risorse naturali del territorio nazionale, ha compiuto un atto non nuovo neanche negli stati capitalistici, non nuovo neanche in Inghilterra dove proprio il governo laburista ha perseguito una certa politica di nazionalizzazione. La resistenza inglese alla volontà sovrana del popolo iraniano ha assunto addirittura un aspetto paradossale proprio per la contraddizione dell'azione del governo laburista fra la sua vita interna e quella internazionale.
             La decisione persiana è legittima sotto ogni aspetto, essa prevede persino un indennizzo, atto che vorremmo definire di ingiusta generosità poiché nel corso della concessione la compagnia ha guadagnato cifre favolose (basti ricordare che al momento della prima revisione delle condizioni della concessione, nel 1932, gli utili della compagnia ammontavano già a 171 milioni di sterline, ossia circa 400 miliardi di lire attuali) tali che da tempo hanno permesso l'ammortizzo completo di tutti gli impianti.
             La posizione di resistenza degli inglesi era quindi debolissima mentre giustamente forte è stata l'espressione della volontà del popolo iraniano. Il ritiro dei tecnici inglesi da Abadan è stato una grande vittoria non solo per il popolo iraniano ma per tutti i popoli che lottano per la loro indipendenza, i quali hanno avuto una nuova indicazione della forza travolgente dell'unità popolare.
             Per l'Egitto si tratta invece di rapporti giuridici fra stati. Esiste un accordo per il “condominio” del Sudan che risale al 1889 ed un trattato anglo-egiziano del 1936. Qualche “benpensante” può quindi ritenere, ragionando in termini strettamente giuridici (poiché c'è ancora qualcuno che discute un contratto di affitto) che sia l'Egitto dalla parte del “torto”. Ebbene, anche in termini giuridici, la causa egiziana è giusta, poiché l'accordo anglo-egiziano fissava il numero dei soldati inglese di stanza nella zona del canale di Suez (diecimila uomini dell'esercito e quattrocento dell'aviazione); stabiliva un'intesa generale sulla politica estera inglese, che non avrebbe mai dovuto muoversi in senso contrastante agli interessi egiziani; contemplava l'appoggio inglese alla formazione di un esercito nazionale egiziano. In realtà le truppe inglesi in Egitto sono ben più numerose di quelle concordate; l'Inghilterra nella questione palestinese e in quella libica ha assunto posizioni contrastanti con i punti di vista egiziani ed ha impedito sistematicamente il rammodernamento dell'esercito egiziano. Ho voluto ricordarle queste poche cose per sottolineare come la prepotenza imperialistica si manifesti in ogni forma salvo a tentare di ritorcere sulle vittime le responsabilità dei contrasti. Gli inglesi sono ancora in Egitto ma siamo convinti che come il popolo iraniano anche il popolo egiziano sorretto dalla solidarietà di tutti gli uomini liberi saprà raggiungere la propria indipendenza.


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