Gelasio Adamoli - La direzione de "L'Unità" (1951-1957) - Lettere al Direttore


La guerra batteriologica (1952)

Sulla guerra batteriologica ho letto sul “Corriere della Sera” del 20 maggio scorso un articolo di Guerriero in cui si confutano le affermazioni dei comunisti sulla guerra in Corea. Perché non provate, con documenti, la falsità di quanto scrive il “Corriere”? (M. Biancone – Genova)

             Debbo ritenere che lei legga solo il Corriere della Sera o giornali simili, poiché la documentazione sul criminale lancio, da parte degli americani, di insetti portatori di bacilli sul fronte coreano è stata ripetutamente e ampiamente pubblicata sul nostro giornale.
             Se lei avesse avuto il tempo o la volontà di seguire anche il nostro giornale non avrebbe, fra l'altro, parlato di “affermazioni dei comunisti”, poiché le prove della guerra batteriologica, che sono anzitutto nella crudele realtà dei fatti, poggiano non solo su rapporti di commissioni ufficiali di scienziati – verso le quali mi auguro ella non esprima la solita faziosa riserva dei vari Guerriero per il fatto che derivano dai governi di Cina e di Corea, governi perfettamente civili e responsabili – ma su dichiarazioni di uomini di governo e di uomini politici responsabili americani che, spero, ella non vorrà definire agenti della propaganda comunista, oltre che da confessioni scritte e sottoscritte da aviatori americani incaricati del lancio delle armi batteriologiche e caduti prigionieri dell'esercito popolare coreano.
             Lei forse accetterà il tono beffeggiatore che usa il Corriere della Sera, sulla falsariga dei suoi confratelli americani, dai quali traduce gli articoli che pubblica con firme di italiani, nei confronti degli scienziati e dei giuristi che hanno denunciato l'uso delle armi batteriologiche e che per questo fatto sono stati immediatamente classificati come “agenti di Mosca”. Lei forse si diletterà per la “scoperta” dei trucchi fotografici escogitati dai comunisti per diffondere nel mondo le “false prove” dei crimini di Ridgway, ma credo che riguardosamente prenderà in considerazione tutto ciò che ha il sigillo della Repubblica stellata. Credo che un qualche significato lei potrà dare al fatto che gli Stati Uniti d'America si trovino a fianco soltanto con il Giappone – il cui governo imperialista si è assunta la pesante responsabilità storica dell'inizio della guerra microbica nel corso della campagna in Cina – nel rifiuto della Convenzione, firmata da tutti gli altri Stati, per la proibizione delle armi batteriologiche.
             Credo che lei non penserà che soltanto per ingrassare mosche, pulci o zanzare il governo americano abbia istituito a Camp Detrick, nel Maryland, un grande centro sperimentale per la guerra batteriologica dando attuazione all'”attivo programma” annunciato sin dal 1948 dal Segretario della Difesa, Forestal.
             Credo che lei non attribuirà alla diabolica capacità di infiltrazione dei comunisti le dichiarazioni di uomini di Stato e di generali americani che esaltano la legittimità e l'utilità di tale forma di guerra e che noi abbiamo pubblicato desumendole dai giornali americani; credo ancora che lei non sospetterà che i comunisti abbiano falsificato gli atti ufficiali del Congresso degli Stati Uniti che riportano le dichiarazioni a favore della guerra batteriologica espresse in quel consesso.
             Qui non posso riprodurre tutta la documentazione, la schiacciante documentazione già raccolta, la quale fornisce le prove irrefutabili dei crimini compiuti dagli americani in Corea. Se lei mi userà la cortesia di farmi avere il suo preciso indirizzo le invierò alcune interessanti pubblicazioni – il supplemento al n. 20 del 14 maggio della rivista “Temps Nouveaux” e un volumetto edito dai Partigiani della pace di Firenze – in cui si trovano tutti gli elementi che lei desidera.
             Non vorrei però che, anche dopo la lettura di queste pubblicazioni, lei rimanesse ancora in quella situazione di “dubbio” sulla quale, argutamente, ha scritto Roderigo nel numero di Aprile di “Rinascita”. Roderigo racconta una notissima storiella che merita di essere ancora una volta riportata. Si tratta di un coniuge disgraziato che non vuole credere alla propria disgrazia. Apposta un amico al buco della serratura e poi lo interroga: “Toglimi da questo dubbio, dimmi che hai visto?” - “Si abbracciavano” - “E poi?” - “Entravano nel letto” - “E poi?” - “Poi hanno spento la luce”. Ah! Sempre questo dubbio!


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