Gelasio Adamoli - La direzione de "L'Unità" (1951-1957) - Lettere al Direttore


Evasioni fiscali (1952)

Mi sono chiesto quali potevano essere i motivi veri della vostra campagna contro le grosse evasioni fiscali. Certamente non volete aiutare il governo democristiano ad ottenere maggior gettito dalle imposte e quindi a disporre di maggiori mezzi finanziari, come non pensate certo di agevolare la vittoria del socialismo sostenendo la decurtazione o anche la confisca delle grandi ricchezze. Credo che tutta la vostra campagna abbia solo fini propagandistici. (R.R.)

             Non so perché lei si sia voluto scervellare nella ricerca di motivi sottintesi che possono aver guidato la nostra azione di denuncia aperta delle frodi fiscali. Lei come cittadino italiano, amante dell'ordine e ossequiente ai principi della Costituzione repubblicana, leggendo le cifre da noi pubblicate avrebbe dovuto chiedersi: 1) Sono vere le cifre pubblicate? 2) Esprimono queste cifre la capacità contributiva di quegli armatori, di quegli industriali, di quei grandi commercianti, di cui abbiamo fatto nome e cognome? 3) La comparazione fra il carico tributario di piccoli o medi operatori economici con quello dei grandi accentratori della ricchezza nazionale, esprime il principio della progressività delle imposte affermato dalla nostra Costituzione? A queste domande, le giuste domande che deve porsi un cittadino onesto e che ragiona secondo concetti di elementare giustizia sociale, lei avrebbe trovato facili risposte.
             Infatti: 1) Le cifre pubblicate sono vere perché sono state rilevate da registri ufficiali messi in pubblicazione a termini di legge, esse sono quelle stesse denunciate dal contribuente: sono in definitiva l'indice della moralità pubblica del contribuente; 2) Lei certamente riconosce l'esistenza del profitto capitalistico e riconosce anche che i valori aziendali e patrimoniali di quei contribuenti di cui siamo particolarmente occupati raggiungono l'ordine dei miliardi. Non c'è bisogno quindi di calcoli particolari per convincersi – come sono tutti convinti, a cominciare da coloro che hanno fatto le sfacciate dichiarazioni – che gli imponibili sono lontanissimi dalla vera capacità contributiva; 3) Che la graduatoria delle imposte sia ben lontana non solo dalla progressività fissata dalla Carta Costituzionale, ma dalla stessa proporzionalità, è dimostrato dal confronto che noi abbiamo fatto fra il carico tributario di modesti industriali e commercianti con quello dei colossi del monopolismo italiano.
             E allora perché pensare che abbiamo voluto fare della propaganda?
             Lasci che queste cose le scrivano i giornali finanziati dagli evasori che abbiamo denunciato, lei non può che essere al nostro fianco nella denuncia di un sistema di corruzione e di immoralità che disonora il Paese.
             Lottando per il raggiungimento di una vera giustizia fiscale, chiedendo che paghi chi ha da pagare, non abbiamo alcun timore di potenziare finanziariamente il governo di De Gasperi.
             Un tale governo non potrà mai instaurare una giusta politica fiscale perché non potrà mai instaurare una giusta politica nazionale, noi lottiamo perché al governo dei ricchi e dei monopolisti si sostituisca un governo di unità nazionale, un governo che rappresenti veramente tutto il popolo italiano.
             In quanto poi alla faccenda del socialismo da raggiungersi attraverso la confisca fiscale del capitale, mi pare che neanche lei ne sia troppo convinto e perciò non è necessario spendere troppe parole. I marxisti conoscono perfettamente il significato reazionario del cosiddetto socialismo di stato, e le tesi di Adolfo Wagner, il “teorico” della confisca del capitale attraverso la politica tributaria, da tempo non trovano neanche più chi le discute.


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